A mio fratello, di ritorno dall’Italia

Poesi di Alfred De Musset Raccolta Poesie nuoveTemi Amicizia, LuoghiEpoca XIX secolo

Così, mio caro, te ne torni
Dal paese di cui mi ricordo
Come di un sogno,
Da quei bei luoghi dove l’arancio
Nacque per compensarci
Del peccato d’Eva.

L’hai visto, quel cielo incantato
Che mostra con tanta chiarezza
Il grande mistero;
Così puro, che un sospiro sale a Dio
Più liberamente che in alcun luogo
Che sia sulla terra.

Li hai visti, i vecchi manieri
Di quella città dai palazzi neri
Che fu Firenze,
Più noiosa di Milano
Dove, almeno, quattro o cinque volte l’anno,
Cerrito danza.

L’hai vista, assisa nell’acqua,
Portando gaiamente il suo mezzaro,
La bella Genova,
Il viso dipinto, l’occhio brillante,
Che chiacchiera e gioca ridendo
Con le sue catene.

L’hai visto, quel porto antico,
Dove, nel suo grande linguaggio morto,
L’onda mormora,
Dove Stendhal, quello spirito incantevole,
Riempiva così devotamente
La sua sinecura.

L’hai visto, quel fantasma altero
Che un tempo ebbe il mondo intero
Sotto il suo impero.
Cesare nella sua porpora è caduto:
In un piccolo mantello d’abate
La sua vedova spira.

Ti sei cullato su quell’onda pura
Dove Napoli incastra nell’azzurro
Il suo mosaico,
Cuscino dei lazzaroni
Dove sono nati i maccheroni
E la musica.

Che sia astuto, semplice o beffardo,
Non è vero che ci lascia nel cuore
Un fascino strano,
Questo popolo amico dell’allegria
Che darebbe gloria e bellezza
Per un’arancia?

Catania e Palermo ti sono piaciute.
Non ne dico nulla; ti abbiamo letto;
Ma ti si accusa
Di aver parlato molto teneramente,
Meno da viaggiatore che da amante,
Di Siracusa.

Sono belli, quando il tempo è bello,
Quegli occhi quasi maomettani
Della Sicilia;
Il loro sguardo tranquillo è ardente,
E ben dire rispondendo
Non è facile.

Sono dolci soprattutto quando, la sera,
Passa nel suo domino nero
La toppatelle.
Si può avvicinarla senza pericolo,
E dire: «Sono straniero,
Voi siete bella.»

Ischia! È lì che si hanno degli occhi,
È lì che un corsetto amoroso
Stringe i fianchi.
Su una calza rossa ben tesa
Brilla, sotto la sottana dorata,
La scarpa bianca.

Povera Ischia! molta gente non ha visto
Le tue ragazze che a piedi nudi
Nella polvere.
Le vestono a festa a prezzo d’oro;
Ma il tuo puro sole brilla ancora
Sulla loro miseria.

Comunque sia, è certo
Che non si parla latino
Negli Abruzzi,
E che mai un postiglione
Sarà l’figlio d’Apollo
Né delle nove Muse.

È bizzarro, certamente,
Che Minturno sia proprio
Vicino a Capua.
Là caddero due semidei,
Tutti sporchi, l’uno di vino vecchio,
L’altro di fango.

Ti hanno fermato i briganti
Sulla strada tanto temuta
Di Terracina?
Li hai visti tra le canne
Dove il bufalo dalle larghe narici
Dorme e rumina?

Ahimè! ahimè! non hai visto nulla.
O (come si dice) tempo privo
Di poesia!
Quelle grandi strade, sicure notte e giorno,
Sono noiose come un amore
Senza gelosia.

Se ti sei un po’ allontanato,
Ti sei sicuramente passeggiato
Vicino a Ravenna,
In quel triste e incantevole soggiorno
Dove Byron annegò nell’amore
Tutto il suo odio.

È un povero piccolo cocchiere
Che mi ha portato senza urtare
Fino a Ferrara.
Desidero che abbia guidato te.
Non ebbe paura, benché fosse notte;
Il caso è raro.

Padova è un assai bel posto,
Dove grandissimi dottori in diritto
Hanno fatto meraviglie;
Ma preferisco la polenta
Che si mangia sulle rive della Brenta
Sotto un pergolato.

Senza dubbio l’hai vista anche tu,
Ancora viva, grazie a Dio!
Malgrado le nostre armi,
La povera vecchia del Lido,
Nuotante in una goccia d’acqua
Piena di lacrime.

Tetti superbi! freddi monumenti!
Sudario d’oro su delle ossa!
Qui giace Venezia.
Là il mio povero cuore è rimasto.
Se deve essermi riportato,
Dio lo conduca!

Il mio povero cuore, l’hai trovato
Sulla strada, sotto un selciato,
In fondo a un bicchiere?
O in quel grande palazzo Nani;
Di cui tanti soli hanno ingiallito
La nobile pietra?

L’hai visto sui fiori dei prati,
O sulle uve imporporate
D’una pergola?
O in qualche fragile barca.
Scivolante all’ombra e fendente l’acqua
A volo d’ala?

L’hai trovato tutto a brandelli
Sulla riva dove sono le tombe?
Lì deve essere.
Non so chi lo cercherà,
Ma credo bene che non si potrà
Riconoscerlo.

Era gaio, giovane e ardito;
Si gettava da sventato
All’avventura.
Liberamente respirava l’aria,
E talvolta si mostrava fiero
D’una ferita.

Fu credulo, essendo leale,
Difendendosi dal credere al male
Come da un crimine.
Poi tutto a un tratto si è fuso
Come un ghiacciaio sospeso
Su un abisso…

Ma di che cosa vado qui a parlare?
Che farei a disperarmi,
Quando tu, caro fratello,
Quei luoghi dove ho rischiato di morire,
Te ne vieni di averli percorsi
Per distrarti?

Rientri tranquillo e contento;
Tagli la tua penna cantando
Una romanza.
Riporti nel nostro nido
Quella speranza che sempre finisce
E ricomincia.

Il ritorno fa amare l’addio;
Ci sediamo vicino al fuoco,
E tu ci racconti
Tutto ciò che il tuo spirito ha visto,
Piaceri, pericoli, e l’imprevisto,
E le delusioni.

E tutto questo senza arrabbiarti,
Senza lamentarti, senza toccarlo
Che per riderne;
Sai rendere grazie alla fortuna,
E ti beffi della sventura
Senza parlarne male.

Amico, non te ne andare più così lontano.
D’un po’ d’aiuto ho grande bisogno,
Qualunque cosa mi accada.
Non so dove vada il mio cammino,
Ma cammino meglio quando la mia mano
Stringe la tua.

Alfred De Musset

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-mio-fratello-di-ritorno-dallitalia-alfred-de-musset/