Tutto ciò che sa di uomo a morire mi invita

Poesi di Théodore Agrippa D'Aubigné Epoca XVI secolo

Tutto ciò che sa di uomo a morire mi invita,
In ciò che è orrido cerco il mio conforto:
Fuggite da me, piaceri, fortune, speranza e vita,
Venite, mali e sventure e disperazione e morte!

Cerco i deserti, le rocce sperdute,
Le foreste senza sentiero, le querce morenti,
Ma odio le foreste ornate delle loro foglie,
I soggiorni frequentati, i sentieri che si imbiancano.

Qual piacere è vedere le vecchie carogne
Le cui ossa morenti forano le vecchie pelli:
Muor di me l’uccello gaio che vola a tutta ala,
Delle corse dei puledri e dei salti dei capretti!

Felice quando incontro una testa seccata,
Una strage di cervo, quando odo i gridi dei cerbiatti;
Ma la mia anima muore di dispetto inaridita,
Vedendo la cerva folle ai salti dei suoi piccoli.

Amo vedere dei bei rami la fronda scaricata,
Calpestare il fogliame steso dallo sforzo
D’autunno, senza speranza il loro colore arancione
Mi dà per piacere l’immagine della morte.

Un eterno orrore, una notte eterna
Mi impedisce di fuggire e di uscire fuori
Che dell’aria corrucciata una guerra crudele
Come lo spirito, mi imprigiona il corpo!

Mai il chiaro sole raggia la mia testa,
Che il cielo impietoso mi rifiuti il suo sguardo,
Se piove che con la pioggia scoppi la tempesta,
Avaro di bel tempo e geloso del sole.

Il mio essere sia inverno e le stagioni turbate,
Delle mie afflizioni risenta l’universo,
E l’oblio tolga ancora alle mie pene raddoppiate
L’uso del mio liuto e quello dei miei versi.

Théodore Agrippa d’Aubigné

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-tutto-cio-che-sa-di-uomo-a-morire-mi-invita-theodore-agrippa-d-aubigne/