I
In primavera, è nei boschi spogli
che un giorno ci siamo conosciuti.
Le gemme sprigionavano vapore verde.
L’amore fu una scoperta.
Grazie ai lillà, grazie ai mughetti,
da sognatori diventammo allegri.
Sotto il glicine e il citiso,
tutti e due soli, che bisogno c’è di parlare?
Non avremmo detto nulla, reseda,
senza il tuo profumo che ci aiutò.
II
In estate i gigli e le rose
invidi过avano i suoi colori e le sue pose,
La notte, col profumo dei tigli
ce ne andammo soli.
L’odore del suo corpo, sul muschio,
è più inebriante e più dolce.
Tornando lungo i campi di grano,
eravamo tutti e due ben turbati.
Come il grano che il vento sfiora,
lei si piegava sulla mia spalla.
III
L’autunno fa i rumori fruscianti
dei nostri baci tumultuosi.
Nell’acqua cadono le foglie secche
e sui suoi occhi, le ciocche folli.
Ecco le pesche, l’uva,
preferisco la sua guancia e il suo seno.
Che m’importa della sera triste e rossa,
quando il suo labbro imbronciato si muove?
Il vino che scorre dai torchi
è meno traditore dei suoi occhi neri.
IV
È inverno. Il carbone di terra
fiammeggia nella mia camera solitaria.
La neve cade sui tetti.
Bianca! Oh, i suoi bei seni bianchi e freddi!
Stessa scia sui camini
che nelle sue trecce sparse.
Al ballo, ognuno getta, educato,
le parole feroci dell’oblio,
L’acqua che cantava si è ghiacciata,
Amore, che noia ti sostituisce!
Charles Cros
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-le-quattro-stagioni-charles-cros/
