Se lo parlo, a cuor di giorno,
In campagna, con i miei, come
Nel gran secolo ogni gentiluomo
Lo parlava agli abati di corte,
È… Solo per amore.
Questo francese antiquato che si disdegna,
È nativo di un alto Poitou
E anche di una lontana Parigi.
Questi termini, che la stoppia insegna,
Sono termini di Montaigne.
La parola locale, chiarissima, si sente;
Al purista urta l’orecchio;
Nonostante tutto, come si appaia,
E come si accorda però
Con il parlare di un tempo.
L’abitante, dicono, biascica.
L’abitante parla in dialetto? È falso.
Riporta alla luce gioielli
Che spesso incrosta la patina
E l’illustre ruggine latina.
Udite il parlare del casolare:
Scorre come ai stillicidi
Scorrono le linfe naturali;
Scorre sulle labbra come l’acqua
Degli aceri al rinnovarsi.
Ma quando l’emozione di un cuore lo anima,
Questo vecchio francese, è tutto in noi;
Sotto i suoi aspetti aspri e dolci,
Questo linguaggio semplice e sublime,
È tutta la patria intima.
Se la carta lo soffre qui,
Oh! è in rapporto alla vittoria
Dei patrioti della storia!
Se lo parlo ancora così,
A Dio, gran grazia e gran mercé!
Durante tre secoli di fila,
La prima lingua del suolo
Ha lottato senza paura e senza inganno.
Nonostante raffica e nevischio,
L’onore e il diritto l’hanno parlata.
Il verbo del campanile natale
Ha conservato tutta la sua potenza,
E il vecchio spirito della Francia
Segue l’antico cammino reale
Verso i grandi fondi dell’ideale.
Charles-Nérée Beauchemin
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-il-vecchio-parlare-charles-neree-beauchemin/
