Ho guardato, per il lucernario aperto, sul fianco
D’un faro abbandonato che la pioggia flagellava:
Treni tumultuosi, sotto tunnel di fuliggine,
Fischiavano, misurati da lontano da fanali di sangue.
Il porto, immensamente irto di grandi alberi,
Dormiva, oleoso e pesante, nelle sue darsene d’asfalto;
Una sola leva, eretta su un blocco di basalto,
Stringeva nel suo pugno nero un enorme acómas.
E, sotto la volta nera di quel cielo di porto,
Una a una, laggiù, si allontanavano le lanterne
Verso quartieri di rumore, di gioia e di taverne,
Dove donne ballavano tra specchi d’oro.
Quando, piaga enorme e rossa, una vela, d’un tratto,
Tumefatta al vento, filò verso gli sbarcatoi,
Qualcuno che veniva dai paesi leggendari
Apparve, la fronte compatta d’orgoglio e di disdegno.
Come spade d’oro e lance al chiaro,
Sguainava la sua rabbia e i suoi desideri selvaggi
E i suoi gridi duri colpivano gli echi delle rive
O traversavano, da parte a parte, l’ombra e il mare.
Era d’Oceano. Era grande per aver
Morso ogni orizzonte devastato di tempesta
E per tenere alta e tenace la testa
Sotto i pugni di terrore che gli tendeva la sera.
Spaventoso spaventato. Cercava la via
Verso un’altra esistenza scoppiata in miracoli,
In un deserto di rocce illuminate d’oracoli,
Dove la quercia vivrebbe, dove parlerebbe il bronzo,
Dove tutto l’orgoglio sarebbe: vivere, in dispiegamenti
Di spavento selvaggio, con, su di sé, la voce profonda
E tonante degli Dèi, che hanno torto il mondo
Pieno di terrore, sotto il freddo d’oro dei firmamenti.
E da mille anni sfidava il lampo,
Drizzando sull’orizzonte i torsi delle sue vele
E spiando i segnali delle più rosse stelle
I cui cristalli sanguigni si rompevano nel mare.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-colui-dellorizzonte-emile-verhaeren/
