Un certo pagano teneva in casa un dio di legno,
Di quegli dèi che sono sordi, benché abbiano orecchie.
Il pagano tuttavia ne sperava meraviglie.
Gli costava quanto tre.
Non eran che voti e offerte,
Sacrifici di buoi coronati di ghirlande.
Mai idolo, quale che fosse,
Aveva avuto cucina così grassa,
Senza che per tutto quel culto al suo ospite toccasse
Successione, tesoro, guadagno al gioco, alcuna grazia.
Anzi, se per un soldo di tempesta in qualche luogo
Se ne accumulava in un modo o nell’altro,
L’uomo ne aveva la sua parte, e la sua borsa ne soffriva.
La razione del dio non era per questo meno abbondante.
Alla fine, adirandosi di non ottenerne nulla,
Prende un palo, fa a pezzi l’idolo,
Lo trova pieno d’oro: Quando ti ho fatto del bene,
Mi sei valso, disse, soltanto un’obolo?
Va’, esci di casa mia: cerca altri altari.
Tu somigli ai naturali
infelici, grossolani e stupidi:
Non se ne può cavare nulla se non col bastone.
Più ti riempivo, più le mie mani erano vuote:
Ho fatto bene a cambiare il tuo tono.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-luomo-e-lidolo-di-legno-jean-de-la-fontaine/
