La lepre, i suoi amici e i due caprioli

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Una lepre di buon carattere
voleva avere molti amici.
Molti! Mi direte, è una gran cosa;
uno solo è raro in questo paese.
Lo ammetto; ma la mia lepre aveva questa fissa,
e non sapeva che Aristotele
diceva ai giovani greci ammessi alla sua scuola:
amici miei, non esiste l’amico.
Senza posa si occupava di obbligare e di piacere;
se passava un coniglio, con aria dolce e cortese
subito gli correva incontro: cugino mio, diceva,
ho del bel serpillo proprio vicino alla mia tana,
fatemi la grazia di venire a far colazione da me.
Se vedeva un cavallo pascolare nella campagna,
andava ad avvicinarlo: forse monsignore
ha bisogno di bere; ai piedi della montagna
conosco un lago trasparente
che non è mai increspato dal minimo zefiro:
se monsignore vuole, all’istante
avrò l’onore di condurvelo.
Così, per tutti gli animali,
cervi, pecore, destrieri, daini, tori,
compiacente, premuroso, sempre pieno di zelo,
voleva di ciascuno fare un amico fedele,
e si credeva amato perché li amava.
Un certo giorno che tranquillo nella sua tana dormiva,
il suono del corno lo sveglia, se la dà a gambe al più presto.
Quattro cani gli si slanciano dietro,
un maledetto cacciatore li incita;
ed ecco la nostra lepre che percorre i campi.
Va, gira, torna, ripassa negli stessi luoghi,
salta, supera un lungo spazio
per sviare i cani, e, rapido come il lampo,
si allontana, e poi si ferma.
Seduto, le due zampe in aria,
l’occhio e l’orecchio in guardia, alza la testa,
cercando se non vede qualcuno dei suoi amici.
Scorge in dei cespugli
un coniglio che aveva sempre trattato come un fratello;
gli corre: per pietà, salvami, gli dice,
dai rifugio alla mia miseria,
aprimi la tua tana; vedi l’orribile pericolo…
ah! Quanto me ne dispiace! Risponde con aria tranquilla
il coniglio: non posso offrirti il mio alloggio,
mia moglie partorisce in questo momento,
la sua famiglia e la mia hanno riempito il mio asilo;
ti compatisco molto sinceramente:
addio, mio caro amico. Detto questo, scappa;
ed ecco la muta che abbaia.
La povera lepre parte. A pochi passi più in là,
incontra un toro che cento volte nel bisogno
aveva obbligato; teneramente lo prega
di fermare un momento quella muta in furia
che avrà paura delle sue corna.
Ahimè! Dice il toro, lo farei di gran cuore:
ma delle giovenche la più bella
è sola in questo bosco, la sento che mi chiama;
e tu non vorresti ritardare la mia felicità.
Dicendo queste parole, parte. La nostra lepre fuori di fiato
implora invano un daino, un cervo dieci corna,
i suoi amici più sicuri; essi l’ascoltano appena,
tanta è la paura del suono dei corni.
Il povero infelice, senza forza e senza coraggio,
stava per arrendersi ai cani, quando, dal mezzo del bosco,
due caprioli riposando sotto lo stesso fogliame
sentono la voce dei cacciatori.
Uno di essi si alza e parte; la muta sanguinaria
lascia la lepre e corre dietro.
Invano il cacciatore in collera
grida, e impreca, e si arrabbia; attraverso le foreste
il capriolo porta via la caccia,
fa un lungo giro, e torna al cespuglio
dove lo attendeva il suo compagno,
che all’istante parte al suo posto.
Questi fa lo stesso, e, durante tutto il giorno,
i due caprioli lanciati e lasciati a turno
stancano la muta ostinata.
Infine i cacciatori tutti vergognosi
prendono la buona decisione di tornare a casa;
già la ritirata è suonata,
e i caprioli riuniti. La lepre palpitante
si avvicina, e racconta loro, felicitandosi,
che i suoi numerosi amici, in quel pericolo estremo,
l’avevano abbandonata. Non ne sono sorpreso,
risponde uno dei caprioli: a che serve tanti amici?
Uno solo basta quando ci ama.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-lepre-i-suoi-amici-e-i-due-caprioli-jean-pierre-claris-de-florian/