Non serve a nulla correre; bisogna partire a tempo.
La lepre e la tartaruga ne sono una testimonianza.
Scommettiamo, disse questa, che non arriverete punto
Cosi presto come me a quel traguardo. – Cosi presto? Siete saggio?
Replicò l’animale leggero.
Comare mia, vi convien purgare
Con quattro grani di elleboro.
– Saggia o no, scommetto ancora.
Cosi fu fatto: e di entrambi
Si misero presso il traguardo la posta:
Sapere che cosa, non è l’affare,
Né di quale giudice si convenne.
Il nostro Lepre non aveva che quattro passi da fare;
Intendo di quelli che fa quando, pronto a essere raggiunto,
Si allontana dai cani, li rimanda alle Calende,
E li fa percorrere le lande.
Avendo, dico, tempo d’avanzo per brucare,
Per dormire, e per ascoltare
Da dove viene il vento, lascia la Tartaruga
Andare al suo passo di Senatore.
Ella parte, ella si sforza;
Si affretta con lentezza.
Lui intanto disprezza una tal vittoria,
Tiene la scommessa di poco vanto,
Crede che ne vada del suo onore
Di partire tardi. Egli bruca, si riposa,
Si diverte a ogni altra cosa
Che alla scommessa. Alla fine quando vide
Che l’altra quasi toccava il termine della carriera,
Parti come un dardo; ma gli slanci che fece
Furono vani: la Tartaruga arrivò per prima.
Ebbene! gli gridò ella, non avevo ragione?
A che vi serve la vostra velocità?
Io, l’ho spuntata! e che sarebbe
Se portaste una casa?
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-lepre-e-la-tartaruga-jean-de-la-fontaine/
