Il Re e i due Pastori

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Un certo monarca un giorno deplorava la sua miseria,
e si lamentava d’essere re:
che mestiere penoso! Diceva: sulla terra
c’è un solo mortale contrastato come me?
Vorrei vivere in pace, mi si forza alla guerra;
amo i miei sudditi, e impongo tasse;
amo la verità, mi si inganna senza posa;
il mio popolo è oppresso dai mali;
sono consumato dalla tristezza;
dappertutto cerco consigli,
provo tutti i mezzi, inutile è la mia pena;
più faccio, meno riesco.
Il nostro monarca allora scorge nella pianura
un gregge di pecore magre, tosate da vicino,
pecore senza agnelli, agnelli senza le loro madri,
dispersi, belanti, smarriti,
e montoni senza forza erranti tra le brughiere.
Il loro conduttore Guillot andava, veniva, correva,
ora verso quella pecora che guadagna il bosco,
ora verso quell’agnello che rimane indietro,
poi verso la sua pecora più cara;
e, mentre è da una parte,
un lupo prende una pecora e la porta via in fretta.
Il pastore corre, l’agnello che lascia
viene portato via da una lupa.
Guillot tutto ansimante si ferma,
si strappa i capelli, non sa più dove correre,
e, battendo la testa con il pugno,
chiede al cielo di morire.
Ecco proprio la mia fedele immagine!
Esclamò il monarca; e i poveri pastori,
come noi altri re, circondati di pericoli,
non hanno una più dolce schiavitù;
questo consola un poco. Come diceva queste parole,
scopre in un prato il più bel dei greggi,
pecore grasse, numerose, che a malapena riescono a camminare,
tanto la loro ricca lana le impaccia,
montoni grandi e fieri, tutti in ordine pascolanti,
pecore piegate sotto il peso della lana,
e la cui mammella piena
fa accorrere da lontano gli agnelli saltellanti.
Il loro pastore, mollemente disteso sotto un faggio,
componeva versi per la sua Iris,
li cantava dolcemente agli echi inteneriti,
e poi ripeteva l’aria sul suo zufolo campestre.
Il re tutto stupito diceva: questo bel gregge
sarà presto distrutto: i lupi non temono granché
i pastori innamorati che cantano la loro pastora;
li si allontana male con un zufolo.
Ah! Come riderei…! In quell’istante il lupo passa, come per fargli piacere:
ma appena appare, che, pronto a ghermirlo,
un cane si slancia e lo atterra.
Al rumore che fanno combattendo,
due pecore spaventate si allontanano nella pianura;
un altro cane parte, le riporta,
e per ristabilire l’ordine basta un istante.
Il pastore vedeva tutto, disteso sull’erbetta,
e non lasciava la sua musetta.
Allora il re quasi in collera
gli disse: come fai? I boschi sono pieni di lupi,
le tue pecore grasse e belle sono in numero di mille;
e, senza essere meno tranquillo,
in questo felice stato tu solo le mantieni!
Sire, disse il pastore, la cosa è assai facile;
tutto il mio segreto consiste nel scegliere buoni cani.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-re-e-i-due-pastori-jean-pierre-claris-de-florian/