Un bove, un somaro, un cavallo,
si disputavano la precedenza.
Un somaro! Direte voi, tanto orgoglio gli sta male.
A chi sta male l’orgoglio? E chi di noi non pensa
di valere coloro che il rango, i talenti, la nascita,
elevano al di sopra di noi?
Il bove, con tono modesto e dolce,
adduceva i suoi numerosi servigi,
la sua forza, la sua docilità;
il destriero il suo valore, le sue nobili esercitazioni;
e l’asino la sua utilità.
Prendiamo, disse il cavallo, gli uomini per arbitri:
eccone venire tre, esponiamo loro i nostri titoli.
Se due sono dello stesso avviso, la causa è giudicata.
Giunti i tre uomini, il nostro bove è incaricato
di essere il relatore; egli espone l’affare,
e chiede il giudizio.
Uno dei giudici scelti, mercante di cavalli basso-normanno,
grida subito: la cosa è chiara,
il cavallo ha vinto. Non già, mio caro confratello,
dice il secondo giudice, era un grosso mugnaio,
l’asino deve camminare per primo;
tutto altro avviso sarebbe di estrema ingiustizia.
Oh niente affatto, dice il terzo,
fattore della sua parrocchia e ricco agricoltore;
al bove appartiene quest’onore.
Come! Riprende il destriero schiumante di collera;
il vostro avviso è dettato solo dal vostro interesse!
Ebbene! Dice il normanno, da chi dunque, se vi piace?
Non è forse il codice ordinario?
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-bove-il-cavallo-e-lasino-jean-pierre-claris-de-florian/
