Dove fuggire? Dove nascondermi? Qual diluvio di scritti,
In questo secolo bigio viene a infettare Parigi,
Invano ho indietreggiato davanti al Solitario,
O Dio del cattivo gusto! Bisogna dunque per piacerti
Ammassare grandi parole sempre vuote di senso,
Cantare l’uomo delle notti, o lo spirito dei torrenti,
Ma invano ho voluto far entrare nella mia testa,
Il fulmine che sospira in seno alla tempesta,
Davanti al Rinnegato sono impallidito di spavento;
E non so perché gli spiriti mi fanno paura.
O grande Hugo, poeta e raziocinatore abile,
Vieni a mostrarmi quest’arte e grande e difficile,
Per cui il talento fa ammirare agli sciocchi,
Dei versi, forse oscuri, ma ricchi di grandi parole.
O Racine, Boileau! voi non eravate poeti,
Deponete gli allori che ornarono le vostre teste,
Lasciate ai nostri autori questo incenso meritato,
Che non inebriò mai la mediocrità;
Che i vostri versi relegati con quelli di Virgilio,
Facciano ancora la noia di un Pubblico imbecille,
Sono piatti, poco sonanti, e spesso noiosi,
Era forse abbastanza per i nostri tristi avi,
Spiriti pesanti e limitati, senza gusto e senza uso,
Ma tutto si perfeziona con il tempo e l’età.
È come voi parlate, o sublimi autori,
Non bisogna, si dice, disputare dei colori,
Tuttavia respingendo lo stile Romantico
Oserei ancora, malgrado voi, ammirare il classico
Sono originale, lo so, lo ammetto,
Ma voi del Romanticismo, o gloriosi sostegni,
Andate in qualche club o nell’Accademia
A leggere i bei prodotti del vostro pesante genio,
Senza dubbio quel giorno sarete messi a nuovo,
Ornato di un lungo jabot e di un abito di Elbeuf
Farete risuonare nell’illustre assemblea,
I suoni pesanti e lamentosi di una musa ampollosa.
Come, miserabile autore che il lavoro invecchia,
Ecco dunque il motivo di tutto questo armamentario,
Sovrannumerario oscuro del Tempio della gloria,
Tu cerchi i bravo di un numeroso auditorio.
E che, non temi che alcuni lunghi fischi,
Riempiano il salone dei loro suoni indiscreti
Coprendo la tua pesante voce all’uscita dall’esordio,
Facendoti gridare, grazia, Misericordia!
Ed era per l’esca degli applausi?
Che nel tuo gabinetto ti seccasti così a lungo;
Ecco dunque il motivo della tua lunga speranza
Come tutto fu per la gloria, e nulla per la scienza?
Il sapere non avrebbe dunque alcun fascino potente
Se non fosse seguito da un trionfo brillante,
E tu gli preferisti un vano fumo,
Che non è la solida e buona rinomanza
Senza contare direte quanto è lusinghiero
Sentire mormorare: È lui, quel grande autore,
Sentire il pubblico citarne dei passaggi,
E anche dopo la morte ammirarne le opere;
Per il defunto, dici, quale trionfo eclatante,
Senza dubbio per il morto è un grande piacere
La sua gloria abbellirà la sua ultima dimora,
La terra che lo copre ne è ben più leggera.
Ah! È troppo prendervi gioco dei nostri autori nuovi,
Dici, quando voi stesso avete tutti i loro difetti,
Ma invano volete censurare le loro opere,
Li vedrete sempre postulare suffragi
Li vedrete sempre occupati del tutto,
A tirare i loro scritti dalle mani degli Speziali.
Ma voi, che sembrate fare il moralista,
Dello stato di Apollo noioso rigorista
Cosa ricavate dai vostri discorsi morali?
L’odio degli autori, e l’amicizia degli sciocchi.
O tu che mi tenesti luogo fino ad ora di auditorio
Mi credi dunque veramente insensibile alla gloria!
Se la mia Penna mai producesse degli scritti;
Che rapissero la palma a tutti i nostri bei ingegni.
Amerei guadagnare un omaggio sincero,
Ma compiango il tuo orgoglio, Scrittore temerario
Che credi che i bravo che a cena ricevi,
Testimonino il tuo merito, e siano di buona lega.
E quell’Autore ancora che sulla Piazza invita
Al suo magro pranzo, un magro Parassita
E che gli dice poi alla fine del pasto,
“” Amici, parlate senza frode, e non mi lusingate,
“” Trovaste i miei versi buoni? Dite in coscienza “”
Può egli a vostro avviso dire ciò che ne pensa?
In pieno foro Damis è trattato da ladro
Egli prende per sua difesa un celebre oratore
Come difenderà una causa simile?
Con parole, grandi parole, e si dirà, Meraviglia!
E che! Popolo ignorante, voi serbate i vostri bravo,
E le vostre grida ripetute per incensare gli sciocchi,
Credete che cantando una canzone ridicola,
Un Povero alle sue sventure mi renda ben sensibile
No, ad altri più sciocchi potrà rivolgersi,
E il vero, il vero solo potrà interessarmi.
Gérard de Nerval
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-les-ecrivains-gerard-de-nerval/
