Una lepre, nella sua tana, meditava
(persino cosa fare in una tana, se non meditare?);
in una profonda noia quella lepre si immergeva:
questo animale è triste, e la paura lo rode.
“”Le persone di natura paurosa
sono, diceva, assai infelici.
Non riescono a mangiare un boccone che giovi loro;
mai un piacere puro; sempre assalti diversi.
Ecco come vivo: questa paura maledetta
mi impedisce di dormire, se non a occhi aperti.
Correggetevi, dirà qualche cervello saggio.
E la paura si corregge?
Credo anzi che in buona fede
gli uomini hanno paura come me.””
Così ragionava la nostra lepre,
e intanto faceva la guardia.
Era dubbiosa, inquieta:
un soffio, un’ombra, un nulla, tutto le dava la febbre.
L’animale malinconico,
sognando su questa materia,
sente un leggero rumore: fu per lui un segnale
per fuggire verso la sua tana.
Se ne andò a passare sul bordo di uno stagno.
Rane subito saltare nelle onde;
rane rientrare nelle loro grotte profonde.
“”Oh! disse, ne faccio fare altrettanto
quanto ne fanno fare a me! La mia presenza
spaventa anche gli altri! metto l’allarme nel campo!
E da dove mi viene questo coraggio?
Come? Animali che tremano davanti a me!
Sono dunque un fulmine di guerra!
Non c’è, lo vedo bene, il più poltrone sulla terra
che non possa trovare un più poltrone di sé.””
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-lepre-e-le-rane-jean-de-la-fontaine/
