Uniti fin dai loro giovani anni
da un’amicizia fraterna,
un coniglio, una sarcella,
vivevano felici e contenti.
La tana del coniglio era sul limitare
di un parco bordato da un fiume.
Sera e mattina i nostri buoni amici,
approfittando di questa vicinanza,
talvolta sulla riva dell’acqua, talvolta sotto il fogliame,
l’uno chez l’altro erano riuniti.
Là, prendendo i loro pasti, raccontandosi novità,
non ne trovavano di così belle
come ripetersi che si sarebbero amati sempre.
Questo argomento ritornava senza posa nei loro discorsi.
Tutto era in comune, piacere, dispiacere, sofferenza;
ciò che mancava all’uno, l’altro lo rimpiangeva;
se l’uno aveva un dolore, il suo amico lo sentiva;
se di un bene al contrario gustava la speranza,
tutti e due ne gioivano in anticipo.
Tale era il loro destino, quando un giorno, giorno tremendo!
Il coniglio, venendo a pranzo dalla sarcella,
non la ritrova più: inquieto, la chiama;
nessuno risponde ai suoi gridi dolorosi.
Il coniglio, di spavento l’anima tutta presa,
va, viene, fa mille giri, cerca tra le canne,
si china sopra le onde,
e vorrebbe tuffarvisi per trovare la sua amica.
Ahimè! esclamava, mi senti? Rispondimi,
sorella mia, compagna mia diletta;
non prolungare il mio spavento:
ancora qualche momento, è finita per la mia vita;
preferisco morire che tremare per te.
Dicendo queste parole, corre, piange,
e, avanzando lungo l’acqua,
arriva infine presso il castello
dove dimora il signore del luogo.
Là, il nostro sconsolato coniglio
si trova in mezzo a un aiuola,
e vede una grande voliera
dove mille uccelli diversi volavano su un bacino.
L’amicizia dà coraggio.
Il nostro amico, senza nulla temere, si avvicina alla grata,
guarda e riconosce… oh tenerezza! oh felicità!
La sarcella: subito lancia un grido di gioia;
e, senza perdere tempo a consolare sua sorella,
con le sue quattro zampe si adopera
a scavare un sentiero segreto
per raggiungere la sua amica, e per questo sotterraneo
il coniglio all’improvviso entra nella voliera,
come un minatore che prende una piazzaforte.
Gli uccelli spaventati si accalcano fuggendo.
Egli corre dalla sarcella; la trascina all’istante
nel suo oscuro sentiero, la conduce sotto terra;
e, restituendola alla luce, è pronto a morire
di piacere.
Che momento per tutti e due! Come vorrei dipingerlo
come saprei sentirlo!
I nostri buoni amici credevano di non avere più nulla da temere;
non erano alla fine. Il padrone del giardino,
vedendo il danno commesso nella sua voliera,
giura di sterminare fino all’ultimo coniglio:
i miei fucili! I miei furetti! Gridava in collera.
Subito fucili e furetti
sono tutti pronti.
Le guardie e i cani vanno nei giovani boschi,
frugando le tane, i cespugli;
ogni coniglio che appare trova una morte atroce:
le rive dello Stige sono bordate dalle loro ombre;
nel funesto giorno di Canne
si misero meno romani a terra.
La notte viene; tanto sangue non ha spento la rabbia
del signore, che rimanda al mattino seguente
la fine dell’orribile carneficina.
Nel frattempo, il nostro coniglio,
nascosto sotto delle canne accanto alla sarcella,
aspettava tremando la morte,
ma scongiurava sua sorella di fuggire sull’altra riva
per non morire davanti a lei.
Non ti lascio, gli rispondeva l’uccello;
separarci sarebbe la morte più crudele.
Ah! Se tu potessi passare l’acqua!
Perché no? Aspettami… la sarcella lo lascia,
e ritorna trascinando un vecchio nido
lasciato da anatre: lo riempie in fretta
di foglie di canna, le preme, le unisce
con i piedi, con il becco, ne forma una barchetta capace
di sopportare un pesante fardello;
poi attacca a questo vascello
un filo di giunco che servirà da cavo.
Fatto ciò, e la nave
messa in acqua, il coniglio entra pian piano
nel leggero schifo, si siede sul suo didietro,
mentre davanti a lui la sarcella nuotando
tira il filo di giunco, e va dirigendo
questa nave al suo cuore così cara.
Si approda, si sbarca; e giudicate il piacere!
Non lontano dal porto vanno a scegliere
un asilo dove, trascorrendo giorni degni d’invidia,
i nostri buoni amici, liberi, felici,
amarono tanto più la vita
quanto se la dovevano tutti e due.
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-coniglio-e-la-sarcella-jean-pierre-claris-de-florian/
