Perrette, avendo sulla testa un vaso di latte
ben posato su un cuscinetto,
contava di arrivare in città senza intoppi.
Leggera e con gonna corta camminava a gran passi;
avendo indossato quel giorno, per essere più agile,
sottana semplice e scarpe piatte.
La nostra lattaia così agghindata
già calcolava nella mente
tutto il prezzo del suo latte, impiegava il denaro,
comprava un centinaio di uova, faceva tripla covata;
la cosa andava bene grazie alla sua diligenza.
Mi è, diceva, facile
allevare polli intorno a casa mia:
la Volpe sarà ben abile
se non me ne lascia abbastanza per avere un maiale.
Il porco a ingrassare costerà poca crusca;
quando l’ebbi era di grossa taglia ragionevole:
avrò rivendendolo denaro bello e buono.
E chi mi impedirà di mettere nella nostra stalla,
visto il prezzo che vale, una vacca e il suo vitello,
che vedrò saltare in mezzo al gregge?
Perrette a questo punto salta anche lei, trasportata.
Il latte cade; addio vitello, vacca, porco, covata;
la signora di quei beni, distogliendo con occhio afflitto
la sua fortuna così sparsa,
va a scusarsi con il marito
in gran pericolo di essere battuta.
Il racconto ne fu fatto in farsa;
lo chiamarono Il vaso di latte.
Quale ingegno non vaneggia?
Chi non fa castelli in aria?
Picrochole, Pirro, la Lattaia, infine tutti,
tanto i saggi quanto i folli?
Ognuno sogna da sveglio, non c’è nulla di più dolce:
un errore lusinghiero rapisce allora le nostre anime:
tutti i beni del mondo sono nostri,
tutti gli onori, tutte le donne.
Quando sono solo, sfido il più prode;
mi allontano, vado a detronizzare il Sofì;
mi eleggono re, il mio popolo mi ama;
i diademi piovono sulla mia testa:
qualche accidente mi fa tornare in me stesso;
sono Gros Jean come prima.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-lattaia-e-il-vaso-di-latte-jean-de-la-fontaine/
