Quando con i suoi figli vestiti di pelli di belve,
scarmigliato, livido in mezzo alle tempeste,
Caino si fu fuggito davanti a Geova,
come la sera scendeva, l’uomo cupo arrivò
ai piedi d’una montagna in una grande pianura ;
sua moglie stanca e i suoi figli senza fiato
gli dissero : « Corichiamoci sulla terra, e dormiamo. »
Caino, che non dormiva, pensava ai piedi dei monti.
Avendo alzato il capo, in fondo ai cieli funebri,
vide un occhio, tutto spalancato nelle tenebre,
che lo guardava nell’ombra fissamente.
« Sono troppo vicino », disse con un tremito.
Svegliò i figli che dormivano, la moglie stanca,
e si rimise a fuggire sinistro nello spazio.
Camminò trenta giorni, camminò trenta notti.
Andava, muto, pallido e fremente ai rumori,
furtivo, senza guardare dietro di sé, senza tregua,
senza riposo, senza sonno; raggiunse la riva
dei mari nel paese che fu poi Assur.
« Fermiamoci, disse, perché questo asilo è sicuro.
Restiamoci. Abbiamo raggiunto i confini del mondo. »
E, come si sedeva, vide nei cieli mesti
l’occhio allo stesso posto in fondo all’orizzonte.
Allora trasalì in preda al nero brivido.
« Nascondetemi ! » gridò; e, il dito sulla bocca,
tutti i suoi figli guardavano tremare l’avo fiero.
Caino disse a Iabel, padre di quelli che vanno
sotto tende di pelo nel deserto profondo :
« Stendi da questo lato la tela della tenda. »
E si dispiegò la muraglia fluttuante ;
e, quando l’ebbero fissata con pesi di piombo :
« Non vedete più nulla ? » disse Tsilla, la bambina bionda,
la figlia di suo figlio, dolce come l’aurora ;E Caino rispose : « io vedo ancora quell’occhio ! »
Iubal, padre di quelli che passano nei borghi
soffiando in clarinetti e battendo tamburi,
gridò : « saprò ben costruire una barriera. »
Fece un muro di bronzo e mise Caino dietro.
E Caino disse « Quell’occhio mi guarda sempre! »
Enoch disse : « Bisogna fare un recinto di torri
così terribile, che nulla possa avvicinarsi ad esso.
Costruiamo una città con la sua cittadella,
costruiamo una città, e la chiuderemo. »
Allora Tubalcain, padre dei fabbri,
costruì una città enorme e sovrumana.
Mentre lavorava, i suoi fratelli, nella pianura,
cacciavano i figli di Enos e i figli di Seth ;
e si cavavano gli occhi a chiunque passasse ;
e, la sera, si lanciavano frecce alle stelle.
Il granito sostituì la tenda dalle pareti di tela,
si legò ogni blocco con nodi di ferro,
e la città sembrava una città d’inferno ;
l’ombra delle torri faceva la notte nelle campagne ;
diedero alle mura lo spessore delle montagne ;
sulla porta incisero : « Vietato a Dio entrare. »
Quando ebbero finito di chiudere e di murare,
misero l’avo al centro in una torre di pietra ;
e lui restava lugubre e smarrito. « O padre mio !
L’occhio è scomparso ? » disse tremando Tsilla.
E Caino rispose : “” No, è sempre là. »
Allora disse : « voglio abitare sotto la terra
come nel suo sepolcro un uomo solitario ;
nulla mi vedrà più, non vedrò più nulla. »
Si fece dunque una fossa, e Caino disse « Va bene ! »
Poi discese solo sotto quella volta oscura.
Quando si fu seduto sulla sua sedia nell’ombra
e si fu sul suo fronte chiuso il sotterraneo,
l’occhio era nella tomba e guardava Caino.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-coscienza-victor-hugo/
