E là, quel monaco nero, vestito di un saio di lutto,
Costruisce, nel suo pensiero, un monumento d’orgoglio.
Lo edifica, tutto solo, con le sue mani taciturne,
Durante la veglia ardente e le febbri notturne.
Lo erge, d’un getto, sui Credo spalancati,
Come un faro di pietra sul bordo degli oceani,
Vi suggella il suo furore e il suo ardore mistico,
E la sua falsa scienza e il suo dubbio ascetico,
Vi getta la sua forza e la sua ragione di ferro
E il fuoco della sua anima e il grido della sua carne,
E l’opera è là, in piedi, come una torre vivente,
Che drizza sempre più in alto il suo tranquillo spavento,
Prendendo la sua grandezza dal suo isolamento,
Sotto la sfida serena e chiara del firmamento,
Mentre che alla sommità delle rigide spirali
Lucano sinistramente, come gioielli pallidi,
Come freddi sguardi, che misurano Dio nei cieli,
Le bestemmie del grande monaco silenzioso.
*
Così vive, come un sospetto tra i suoi fratelli,
Tomba deserta, svuotata di vasi cinerari,
Dannato d’ombra e di sera, che Satana rode e morde,
Lebbroso morale, che scalda contro la sua pelle la morte,
Il cuore torturato, durante intere notti,
La bocca morta ai canti sacri, morta alle preghiere,
Il cervello affaticato da enormi tensioni,
Gli occhi bruciati al fuoco rosso delle visioni,
Il coraggio esitante, nonostante le chiaroveggenze,
A rompere spaventosamente il canto piano delle credenze,
Che per il mondo intero si levano in volo
E di cui Roma, laggiù, è il colombaio d’oro,
Fino al giorno in cui, spinto dal suo odio troppo forte,
Egli si possiede infine e grida la sua fede morta
E si pianta massiccio, sotto l’azzurro spiegato,
Con la sua larga fronte vermiglia di folgorato.
*
Allora sarà grande della grandezza umana,
Il suo orgoglio fiammeggerà sotto il fulmine romano,
Il suo nome sarà gridato nella rabbia e nell’amore,
La sua ombra, proiettata, oscurerà il giorno,
Le prediche, gli scritti, le diete, le scuole,
Le sette germoglieranno intorno alle sue parole,
Il mondo intero, promesso dai papi ai re,
Sul vecchio suolo cristiano vedrà tremare la croce,
Le dispute, le grida, le liti, gli odi,
Le passioni e i furori, rompendo le loro catene,
Come un branco rosso di grandi fiere scatenate,
Sbricioleranno, tra i loro denti, i dogmi disseccati,
Un vento venuto dai lontani antichi della terra
Spegnerà i flambeaux intorno al santuario,
E la notte lo riempirà cupo, come un feretro,
Dall’altare deserto fino ai gradini della soglia,
Mentre all’orizzonte brilleranno incendi,
Spade furiose e pastorali brandite.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lheresiarca-emile-verhaeren/
