Giudizio (2)

Poesi di Théodore Agrippa D'Aubigné Epoca XVI secolo

… Ecco la morte del cielo nello sforzo doloroso
Che gli annerisce la bocca e fa sanguinare gli occhi.
Il Cielo geme d’ansia; tutti i suoi nervi si ritirano;
I suoi polmoni a tratti senza tregua respirano.
Il Sole veste di nero il bell’oro dei suoi fuochi;
Il bell’occhio di questo mondo è privato dei suoi occhi.
L’anima di tanti fiori non è più sbocciata;
Non c’è più vita nel principio di vita.
E, come un corpo umano è tutto morto abbattuto
Non appena al cuore è colpito dal minimo colpo,
Così bisogna che il mondo muoia e si confonda
Alla minima ferita nel Sole, cuore del mondo.
La Luna perde l’argento del suo color chiaro e bianco,
La Luna volge in alto il suo volto di sangue;
Ogni stella muore; i profeti fedeli
Del Destino soffriranno eclissi eterne;
Tutto si nasconde per paura; il fuoco fugge nell’aria,
L’aria nell’acqua, l’acqua nella terra; al funebre mescolato
Ogni bello perde il suo colore; ed ecco ugualmente
Al pallore dall’alto tanti volti smorti
Prendono l’impressione di quei fuochi oscurati,
Come si vedono nella fornace apparire gli intirizziti.
Ma più, come i figli del cielo hanno sul volto
La forma del loro capo, di Cristo la viva immagine,
Gli altri del loro padre hanno l’aspetto e i tratti,
Del principe Belzebù veri ritratti.
Alla prima morte furono spaventosi,
La seconda raddoppia, dove gli abominevoli
Gridano ai monti cornuti: “” O Monti, che fate?
Scuotete le vostre rocce e sprofondate su di noi;
Nascondeteci, e nascondete l’opprobrio e l’infamia
Che, come cani, ci mette fuori dalla città della vita;
Nascondeteci per non vedere l’alta maestà
Dell’Agnello trionfante sul trono salito. “”

… O figli di questo secolo, o ingannati schernitori,
Spiriti irrigiditi, cuori incorreggibili,
I vostri spiriti troveranno nella fossa profonda
Vero ciò che hanno pensato una favola in questo mondo.
Languiranno invano di rimpianto senza pietà.
La vostra anima a sua misura si gonfierà di affanno.
Chi vi consolerà? L’amico che si dispera
Vi digrignerà i denti invece della parola.
I Santi vi amavano? Un abisso è tra loro;
La loro carne non si commuove più, voi siete odiosi.
Ma non sperate forse fine alla vostra sofferenza?
Niente illumina agli inferi l’alba della speranza.
Dio avrebbe senza fine allontanato la sua misericordia?
Chi ha peccato senza fine soffre senza fine anche.
La clemenza di Dio fa in cielo il suo ufficio,
Egli dispiega agli inferi la sua ira e la sua giustizia.
Ma il fuoco di zolfo, così grande, così violento,
Non distruggerà i corpi bruciandoli?
No, Dio li serberà interi alla vendetta.

… Intirizziti, disperati, non c’è più morte
Che sia per il vostro mare delle tempeste il porto.
Se i vostri occhi di fuoco gettano l’ardente sguardo
Alla speranza del pugnale, il pugnale più non uccide.
Che la morte (direte) era un dolce piacere
La morte morta non può uccidervi, afferrarvi.
Volete del veleno? Invano questo artificio.
Vi precipitate? Invano il precipizio.
Correte al fuoco a bruciare, il fuoco vi gelerà;
Annegate, l’acqua è fuoco, l’acqua vi incendierà;
La peste non avrà più misericordia di voi;
Strangolatevi, invano torcete una corda;
Gridate dietro l’inferno, dall’inferno non esce
Che l’eterna sete dell’impossibile morte.
Vi lamentavate dei fuochi: quante volte la vostra anima
Desidererà non avere a che fare che con la fiamma!
I vostri occhi sono carboni che incendiano e fumano,
I vostri denti sono pietre che digrignando si accendono.
Dio si irrita alle vostre grida e al falso pentimento,
Che non ha potuto cominciare che dentro il sentire.
Questo fuoco, per i vostri fianchi devastando e correndo,
Farà rivivere ancora ciò che va divorando;
Il carro di Dio, il suo torrente e la sua grandine,
Mescolano la dura vita e la morte alla rinfusa.
Abbaiate come cani, urlate nei vostri tormenti,
L’abisso non risponde che con altri urli;
I Satani scatenati con unghie e denti taglienti
Senza morte dilanieranno le loro prede rinascenti;
Questi Demoni tormentanti urleranno tormentati;
Le loro fronti solcheranno ferrate di crudeltà;
I loro occhi scintillanti avranno la stessa immagine
Che voi avevate bagnati nel sangue del massacro;
I loro volti intirizziti, tiranni, vi intirizziranno,
Vendicheranno su di voi ciò che essi sopporteranno.
O sventura delle sventure, quando tali carnefici misurano
La forza dei loro colpi ai grandi colpi che essi subiscono!…

Théodore Agrippa d’Aubigné

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-giudizio-2-theodore-agrippa-d-aubigne/