Il mio cuore me l’aveva detto: ogni anima è sorella di un’anima;
Dio le creò a coppie e le fece uomo o donna;
Il mondo può invano per un tempo separarle,
il loro destino presto o tardi è di incontrarsi;
E quando queste sorelle del cielo quaggiù si incontrano,
invincibili istinti l’una all’altra le mostrano;
Ogni anima con la sua forza attrae la sua metà,
questo incontro è l’amore o l’amicizia,
Unica e medesima unione che una parola diversa nomina,
secondo l’essere e il sesso in cui Dio la consuma,
Ma che non è che il lampo che rivela a ciascuno
l’essere che lo completa, e di due ne fa uno solo.
Quando ha brillato, il fuoco del cielo è meno rapido,
l’occhio non cerca più nulla, l’anima non ha più vuoto,
Dall’infallibile istinto il cuore d’un tratto colpito,
non teme di ricambio, né di essersi ingannato,
Si è pieni di un’attrazione che non si è sentita nascere,
prima di parlarsi si crede di riconoscersi,
Per tutti i giorni passati non si ha più uno sguardo,
si rimpiange, si geme di essersi visti troppo tardi,
Si è d’accordo su tutto prima di rispondersi,
l’anima sempre più aspira a confondersi;
È il raggio del Cielo, dall’acqua riverberato,
che risale al raggio per raddoppiare il suo chiarore;
È il suono che ritorna dall’eco che ripete,
seconda e medesima voce, alla voce che lo getta;
È l’ombra che con noi il sole vede camminare,
sorella del corpo, che ai nostri passi non si può strappare.
Dalla Grotta, 16 settembre 1793.
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-jocelyn-il-16-settembre-1793-alphonse-de-lamartine/
