Ai preti

Poesi di Victor Hugo Temi ReligioneEpoca XIX secolo

Bisogna rassomigliare agli dèi. Il tuo Dio, flamine,
Divora i suoi figli; il tuo Dio, mago, stermina;
Augure, il tuo Dio mente; ulema, il tuo Dio mette
La terra sotto la sciabola impura di Maometto;
Il tuo Dio, Roma, è l’agnello, ma succhia la lupa;
O nero domenicano che sogni, il tuo Dio trova
Gradevole l’odore infame dei roghi;
Di templi atroci, che hanno per preti dei macellai,
È l’abitazione del tuo Dio, coribante;
Bramino, il tuo Dio cupo ama la notte calante;
Rabbin, il tuo Dio maledice la razza di Jafet,
E inchioda in fondo al cielo il sole stupefatto;
Sabaoth è crudele, Giove è immondo,
E nessun Dio sa come è fatto il mondo;
I popoli hanno la scelta per piegare il ginocchio
Tra il mostro Asgar e il mostro Vishnu;
Questo Dio raglia, quello rugge, quell’altro muggisce;
Perciò l’ideale dell’uomo è di essere cieco,
Tenebroso, vile, feroce, ignorante, odioso,
Al fine di essere il più vicino possibile agli dèi.

4 agosto 1874.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ai-preti-victor-hugo/