Ogni sorta di bambini, biondi, luminosi, vermigli,
Cui il paradiso azzurro visita i sonni
Quando i loro occhi sono chiusi la notte negli alcovi,
Sono là, raggruppati davanti alla gabbia delle bestie feroci;
Guardano.
Hanno sotto gli occhi l’elemento,
L’abisso, il serpente attorcigliato come un tormento,
L’orribile drago, l’onagro inetto, la pantera,
Lo sciacallo aborrito dagli spettri, che dissotterra,
Il gorilla, fantasma e tigre, e quei banditi,
I lupi, e le grandi linci che davano del tu un tempo
Ai profeti sacri appoggiati sulle bibbie;
E, mentre quel mucchio di prigionieri terribili
Ruggisce, l’uno vile forzato, l’altro arrogante proscritto,
Che fa il gruppo roseo e incantevole? Sorride.
L’abisso è là che ruggisce e i bambini sorridono.
Ammirano. Le voci spaventose gridano
Mentre quello sciame di fronti piene di raggi,
Quasi alato, ci commuove come se vedessimo
L’alba sbocciare in una georgica,
Mentre questi bambini cantano, un rumore tragico
Va, carico di collera e di ribellioni
Dalla cella degli avvoltoi al bagno penale dei leoni.
E il sorriso fresco dei bambini continua.
Davanti a questa dolcezza suprema, umile, ingenua,
Ostinata, ci si stupisce, e lo spirito stupefatto
Sogna, come ai vecchi tempi di Orfeo e di Jafet,
E ci si sente scivolare nella spirale oscura
Della vertigine, dove caddero Giobbe, Talete, Epicuro,
Dove si cerca a tastoni qualcuno, tenebroso pozzo
Dove l’anima dice: Rispondi! dove Dio dice: Non posso!
Oh! se l’antica congettura fosse fondata,
Se il sogno inquieto dei magi di Caldea,
L’ipotesi che Ermete e Pitagora fanno,
Se quel sogno feroce fosse il vero profondo;
La bestia tra noi, se fosse là Tantalo!
Se la realtà temibile e fatale
Fosse questo: i lupi, i boa, i mammoni
Maschere oscure, che nascondono invisibili demoni!
Oh! questi esseri orribili il cui ombra è il covo,
Questi crani appiattiti di tigre e di vipera,
Queste vili fronti schiacciate dal tallone divino,
L’orso, sognatore nero, la scimmia, spaventoso silvano,
Questi rictus convulsi, queste facce insensate,
Questi stupidi istinti che minacciano i nostri pensieri,
Quelli pieni dell’orrore notturno delle foreste,
Quelli, aspetti fuggenti, fluttuanti, confusi, segreti,
Sui quali il mare spande le sue onde e le sue madreperle,
Queste larve, questi passanti dei boschi, questi simulacri,
Questi viventi nella tomba animale inghiottiti,
Questi fantasmi aventi per legge gli appetiti,
Cielo azzurro! se fosse vero che è questo ciò che si chiama
I dannati, che espiano antichi crimini presso l’uomo,
Che, usciti da una vita anteriore, avendo
Negli occhi il terrore di un passato folgorante,
Vengono, balbettando di spavento e di odio, Dire in mezzo a noi le parole della geenna,
E che cercano invano di esprimere il loro tormento
Al nostro verbo con il sordo ruggito;
Mucchio di forzati che digrigna e rugge, abbaia e muggisce;
Muti urlanti che illumina un bagliore cieco;
Oh! se fossero là, nudi sotto il destino di ferro,
Meditando vagamente sull’eterno inferno;
Se questi cupi vinti della natura immensa
Si credessero per sempre banditi dalla clemenza;
Se vedessero i soli spegnersi a poco a poco,
E se non fossero più nulla che dei disperati;
Oh! nell’abbattimento senza fondo, quando tutto si spezza,
Quando tutto se ne va, rifiuta e fugge, quale sorpresa,
Per questi esseri malvagi e tremanti ad un tempo,
Di sentire all’improvviso venire queste giovani voci!
Qualcuno è là! Chi dunque? Si parla! o nero problema!
Un biancore appare sulla muraglia livida
Dove vacilla l’oscura e cupa visione.
Il leviatano vede accorrere l’alcion!
Come! il diluvio vede arrivare la colomba!
Il chiarore delle culle filtra attraverso la tomba
E penetra di un giorno clemente i condannati!
Gli spettri non sono odiati dai neonati!
Come! il ragno immenso apre le sue oscure tele!
Quale raggio che uno sguardo di bambino, sante stelle!
Ma poiché si può entrare, si può dunque andarsene!
Tutto non è dunque finito! L’azzurro viene a parlarci!
Il cielo è più celeste in queste dolci pupille!
È quando Dio, per venire dalle volte eterne
Fino alla terra, triste e funesto mezzo,
Passa attraverso il bambino che è del tutto Dio!
Come! il soffitto difforme avrebbe una finestra!
Si vedrebbe l’impossibile speranza rinascere!
Come! si potrebbe non mordere più, non digrignare più!
Ci rappresentiamo ciò che può accadere
Nei cervelli timorosi delle bestie formidabili?
Della luce in fondo agli abissi insondabili!
Un intervento di volti divini!
La torsione del male nei brucianti burroni
Dell’inferno miserabile è improvvisamente placata
Da innocenti sguardi puri come la rugiada!
Come! si vedono occhi luccicare e si sentono passi!
Sappiamo forse se non si mettono,
Questi mostri, a pensare, appena venuta la notte,
Chiamandosi, stupefatti di questa alba sconosciuta
Che si leva sull’aspro e severo orizzonte?
Del perdono venerabile hanno il santo brivido;
Sembra loro di sentire che le catene li lasciano;
Le arruffate criniere meditano;
L’inferno, quella rovina, è meno torbido e meno nero;
E l’occhio quasi intenerito di questi prigionieri crede vedere
In una pura penombra che un cielo lontano azzurra
Crescere l’ombra di un tempio sulla soglia della catapecchia.
Come! l’inferno finirebbe! l’ombra intenderebbe ragione!
O clemenza! o bagliore nell’enorme prigione!
Non si sa quale attesa commuove questi cuori strani.
Quale promessa in fondo al sorriso degli angeli!
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-tutte-sorte-di-bambini-victor-hugo/
