Sei tu, snaturata! Sì, eccoti, sei tu
Che facesti tacere il tuo cuore per ascoltare la tua fede,
Che, per guadagnarti il tuo cielo di larva e di civetta,
Calpestasti la tua anima, madre sorda-muta,
E che, quando tuo figlio si coricava di traverso
Alla tua porta, piangendo e con le due braccia aperte,
Camminasti su tuo figlio per entrare nel chiostro.
Quando l’amore decresceva, credesti sentire Dio crescere;
Ah! Pazzo! Ed eccoti, volto di austerità!
Va’, la santità fredda è falsa santità.
Credere di piacere al Dio di luce e di gloria
Perché d’anima bianca ci si fa anima nera,
Perché si è dapprima soffiato sul proprio flambeau,
Perché si viene a lui, non essendo più che un sepolcro
Dove coloro che vi amavano in anticipo hanno dovuto scendere,
E di cui si è il marmo e di cui essi sono la cenere!
O tetra visione! Cattivo sogno che fanno
Coloro che disertano Dio nel profondo convento!
Dio è la ragione; Dio è l’amore; Dio è l’essere;
È il dovere di vivere dopo il diritto di nascere;
È l’immensa chiarità sull’immensa battaglia.
Egli ha voluto che l’uomo amasse, conquistasse, cadesse,
E non fosse fantasma e lutto. Il saio di bigello
Non dà all’uomo una buona curvatura;
Diventare ombra è oscurare il santo luogo;
Avvicinandosi allo spettro, ci si allontana da Dio.
Niente chiostro; la vita. Un velo copre un sogno.
Il merito non è, quando verso Dio ci si eleva,
Di rigettare, come un vestito smesso,
I propri parenti, la propria patria e la propria umanità;
Di fuggire dal proprio cuore come da un fango;
Di dire: — Strappatemi, Cristo, perché io sia angelo,
Mio padre, questo straccio, mia madre, questo cencio! —
Di mettere alla natura atterrita un bavaglio;
Di gridare: — I miei figli in cui tutto il mio sangue si mescola,
Mio figlio nella sua culla, mia figlia alla mammella,
Tutto questo è la notte, perché solo Dio è il giorno. —
Di cancellare in sé la famiglia e l’amore
Come dei controsensi che vi nascondono il testo;
E di perdere la forma umana, col pretesto
Che si sale e si va nel firmamento blu.
Facciamo, pur fissando il nostro sguardo su Dio,
Tutti i nostri doveri di figlio o di fratello o di padre.
Siamo l’essere che si piega, anche quando spera.
Per lo spirito verso il bene, per la carne verso il male;
Senza lasciare il reale, conquistiamo l’ideale;
Restiamo uomo, salendo verso il sepolcro austero.
Bisogna andare al cielo camminando sulla terra.
Il 9 marzo 1855.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-su-un-ritratto-di-santa-victor-hugo/
