Questo ruscello, la cui onda tremante
riflette il chiarore dei cieli,
sembra nella sua corsa brillante
sfavillare di mille fuochi;
mentre in fondo al letto tranquillo,
dove, per un pendio insensibile,
lentamente scorrono i suoi flutti,
trascina un fango impuro
che d’amarezza e di sozzura
avvelena ovunque le sue acque.
Così un passeggero delirio,
un lampo rapido e gioioso
schiude la mia bocca al sorriso,
e l’allegria brilla nei miei occhi;
tuttavia la mia anima è di ghiaccio,
e nulla cancellerà la traccia
dei mali che mi hanno abbattuto.
Invano passerà la mia giovinezza,
sempre l’importuna tristezza
gonfierà il mio cuore oppresso.
Poiché v’è una nube oscura,
un ricordo bagnato di lacrime,
che mi opprime e spande la sua ombra
sui miei piaceri e sui miei dolori.
Nella mia profonda indifferenza,
della gioia o della sofferenza
lo stimolo non può commuovermi;
i beni che il volgo invidia
forse abbelliranno la mia vita,
ma nulla mi ridarà la speranza.
Dal tronco a metà staccata
dal soffio dei neri aquiloni,
quando il ramo inaridito
rivede i bei giorni di primavera,
se talvolta un raggio mobile,
errando sulla sua testa sterile,
viene a far brillare i suoi rami nudi,
ella sorride alla luce;
ma la verzura primaverile
sulla sua fronte non rinascerà più.
Gérard de Nerval
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-stanze-elegiache-gerard-de-nerval/
