Se avessi, sotto la mia mantiglia,
Quest’occhio grigio di lino,
E questa svelta caviglia
Nel mio svelto stivaletto;
Se avessi la tua morbidezza,
I tuoi capelli dorati,
Ricadenti in doppia treccia
Fin sopra i miei reni inarcati!
Se avessi, o mio pensiero,
Nel mio corsetto bianco,
La tua bionda spalla iridata
D’una peluria scintillante!
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Infine, se sembrassi fatta
Per dare la legge,
Sarei una civetta
Più civetta ancor di te!
Vorrei essere una regina
Fiera come un pavone,
Cui si farebbe gran fatica
A baciar la punta del guanto.
Non sarei di quelle,
Fredde a metà,
Che, dapprima, fanno le crudeli,
E poi dopo han pietà.
Sarei una tigre,
Ribelle agli amori,
Nascondendo l’artiglio traditore
Nella mia zampa di velluto!
Farei soffrire alle anime
Mille bei tormenti,
E vendicherei le donne
Di tutti i loro bricconi d’amanti;
E senza il ventaglio che nasconde
Due begli occhi beffardi,
Riderei, sui loro baffi,
Della loro fiamma e delle loro lacrime;
E passerei la mia vita
A disperarli,
E sarei così graziosa
Che dovrebbero pur amarmi!
E poi, se voglia d’amare
Un giorno mi prendesse,
Non avrei fantasia
Che per colui che dicesse:
«Se come te fossi fatta
Per dare la legge,
Sarei una civetta,
Più civetta ancor di te!»
Amami dunque, mia Paulette,
O mio tesoro biondo!
Amare uno sciocco? Tu, civetta!
Sarà amarti ancora!
Jules Barbey d’Aurevilly
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-se-avessi-sotto-la-mia-mantiglia-jules-barbey-d-aurevilly/
