Popolo! dei crimini dei tuoi padri
Il Cielo punendo i tuoi figli,
Di castighi ereditari
Graverà i loro discendenti!
Finché una mano propizia
Rialzi l’augusto edificio
Per cui la terra tocca i cieli,
E che lo zelo e la preghiera
Dissipino l’indegna polvere
Che copre l’immagine degli dèi!
Uscite dalle vostre antiche rovine,
Templi che Israele piangeva;
Risollevatevi, sacri portici;
Leviti, salite all’altare!
Al suono delle arpe di Solima,
Che la rinata vittima
S’immoli sotto le vostre caste mani!
E che con le lacrime della terra
Il suo sangue spenga il tuono
Che ancora tuona sugli umani!
Pieno di superba follia,
Questo popolo dalla fronte audace
Si disse un giorno: “Dio mi umilia;
Siamo dèi a noi stessi.
La nostra intelligenza sublime
Ha scandagliato il cielo e l’abisso
Per cercarvi quel grande spirito!
Ma né nei fianchi della terra,
Ma né nei fuochi della sfera,
Il suo nome per noi fu scritto.
“Già insegniamo al mondo
A spezzare lo scettro dei re;
Già la nostra audacia profonda
Si ride del giogo logoro delle leggi.
Scuotete, infelici schiavi,
Scuotete le indegne catene.
Rientrate nella vostra libertà!
Mortale! dal giorno in cui respiri,
La tua legge è ciò che desideri;
Il tuo dovere è la voluttà!
“Il tuo pensiero ha superato lo spazio,
I tuoi calcoli precedono i tempi,
Il fulmine cede alla tua audacia,
I cieli fanno rotolare i tuoi carri fluttuanti;
Come un fuoco che tutto alimenta,
La tua ragione, senza posa crescente,
Si estenderà sull’immensità!
E la tua potenza, ch’ella assicura,
Non avrà termine e misura
Che lo spazio e l’eternità.
“Felici i nostri figli! felice quell’età
Che, fecondata dalle nostre lezioni,
Verrà a raccogliere l’eredità
Dei dogmi che le lasciamo!
Perché gli anni gelosi
Limitano le nostre destini
A sì rapidi istanti?
O legge troppo ingiusta e troppo dura!
Per trionfare della natura
Che ci è mancato? il tempo”
Ebbene! il tempo sulle vostre polveri
Appena ancora ha fatto un passo!
Uscite, o mani dei nostri padri,
Uscite dalla notte del trapasso!
Venite a contemplare la vostra opera!
Venite a condividere di quest’età
La gloria e la felicità!
O stirpe feconda di promesse,
Apparite! benefattori del mondo,
Ecco la vostra posterità!
Che vedo? essi distolgono lo sguardo,
E, nascondendosi sotto i loro stracci,
La loro folla, di vergogna smarrita,
Fugge e rientra nei sepolcri!
No, no, restate, ombre colpevoli;
Autori dei nostri giorni deplorevoli,
Restate! questo supplizio è troppo dolce.
Il Cielo, troppo lento a perseguirvi,
Doveva condannarvi a vivere
Nel secolo generato da voi!
Dove sono, quei giorni in cui la Francia,
A capo delle nazioni,
Si levava come un astro immenso
Inondando tutto dei suoi raggi?
Tra i nostri secoli, secolo unico,
Di quale magnifico corteo
La gloria componeva la tua corte!
Simile al dio che ci illumina,
La tua grandezza stupiva la terra,
Di cui le tue luci erano l’amore!
Sempre i secoli del genio
Sono dunque i secoli delle virtù!
Sempre gli dèi dell’armonia
Per gli eroi sono discesi!
Presso il trono che li ispira,
Guardateli deporre la lira
In pure e caste mani,
E i Racine e i Turenne
Incatenare le grazie di Atene
Al carro trionfante dei Romani!
Ma, o declino! quale soffio arido
Della nostra età ha seccato i fiori?
E che! il pesante compasso di Euclide
Soffoca le nostre arti incantatrici!
Slanci dell’anima e del genio!
Dai calcoli la fredda mania
Presso i nostri padri vi sostituì
Essi posero sulla natura
Il dito ghiacciato che la misura,
E la natura si ghiacciò!
E tu, sacerdotessa della terra,
Vergine del Pindo o di Sion,
Tu fuggi questo globo di materia,
Privato del tuo ultimo raggio!
Il tuo soffio divino si ritira
Da questi cuori appassiti, che la lira
Non commuove più dei suoi suoni toccanti!
E per il suo Dio che lo contempla,
Senza di te l’universo è un tempio
Che non ha più né profumi né canti!
Piangiamo dunque, figli dei nostri padri!
Piangiamo! di lutto copriamo le nostre fronti!
Laviamo nelle nostre lacrime amare
Tanti irreparabili affronti!
Come i figli di Eliodoro,
Raccogliamo dalla sera all’aurora
I frammenti del tempio abbattuto!
E sotto queste ceneri criminali
Cerchiamo ancora le scintille
Del genio e della virtù!
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ode-alphonse-de-lamartine/
