Memoria

Poesi di Arthur Rimbaud Raccolta Ultimi versiEpoca XIX secolo

I

L’acqua chiara; come il sale delle lacrime d’infanzia,
l’assalto al sole dei biancori dei corpi di donne;
la seta, in folla e di giglio puro, degli stendardi
sotto le mura di cui qualche donzella ebbe la difesa;

il gioco degli angeli; – No… il corso d’oro in marcia,
muove le sue braccia, nere, e pesanti, e fresche soprattutto, d’erba. Essa
s’inabissa, avendo il Cielo azzurro per cieloletto, chiama
per tende l’ombra della collina e dell’arca.

II

Eh! l’umido riquadro tende i suoi ribollii limpidi!
L’acqua arreda d’oro pallido e senza fondo i letti pronti.
Le vesti verdi e scolorite delle ragazzine
fanno i salici, donde saltano gli uccelli senza briglie.

Più pura d’un luigi, gialla e calda palpebra
la calendula d’acqua – la tua fede coniugale, o Sposa! –
al mezzodì pronto, dal suo torbido specchio, invidiosa
al cielo grigio di calore la Sfera rosa e cara.

III

Madame si tiene troppo dritta nel prato
vicino dove nevicano i fili del lavoro; l’ombrello
tra le dita; calpestando l’ombrella; troppo fiera per lei;
dei bambini leggendo nel verde fiorito
il loro libro di marocchino rosso! Ahimè, Lui, come
mille angeli bianchi che si separano sulla strada,
si allontana oltre la montagna! Ella, tutta
fredda, e nera, corre! dopo la partenza dell’uomo!

IV

Rimpianto delle braccia spesse e giovani d’erba pura!
Oro delle lune d’aprile nel cuore del santo letto! Gioia
dei cantieri rivieraschi abbandonati, in preda
alle sere d’agosto che facevano germogliare quelle putredini!

Che pianga ora sotto i bastioni! l’alito
dei pioppi in alto è per la sola brezza.
Poi, è la tovaglia, senza riflessi, senza sorgente, grigia:
un vecchio, dragatore, nella sua barca immobile, pena.

V

Giocattolo di questo occhio d’acqua mesto, non posso prendervi,
o canotto immobile! oh! braccia troppo corte! né l’una
né l’altra flor: né la gialla che m’importuna,
là; né la blu, amica all’acqua color di cenere.

Ah! la polvere dei salici che un’ala scuote!
Le rose delle canne da tempo divorate!
Il mio canotto, sempre fisso; e la sua catena tirata
in fondo a questo occhio d’acqua senza bordi, – a quale fango?

Arthur Rimbaud

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-memoria-arthur-rimbaud/