Verso una città in lontananza di sommossa e di tocsin,
Dove brilla il coltello nudo delle ghigliottine,
In un subitaneo folle desiderio, se ne va il mio cuore.
I sordi tamburi di tanti giorni
Di rabbia uccisa e di tempesta,
Battono la carica nelle teste.
Il vecchio quadrante di un campanile nero
Darda il suo disco in fondo alla sera,
Contro un cielo di stelle rosse.
Rintocchi di passi sono uditi
E grandi fuochi di tetti contorti
Scarmigliano le capitali.
Coloro che non possono più avere
Speranza che nella loro disperazione
Sono discesi dal loro silenzio.
Dite, che cosa dunque si sente venire
Sulle strade dell’avvenire,
Di così tranquillamente terribile?
L’odio del mondo è nell’aria
E dei pugni per afferrare il lampo
Sono tesi verso le nuvole.
È l’ora in cui gli allucinati
I mendicanti e gli sradicati
Drizzano il loro orgoglio nella vita.
È l’ora – e è là che suona il tocsin;
Dei calci di fucili battono alla mia porta;
Uccidere, essere ucciso! – Che importa!
È l’ora.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-rivolta-emile-verhaeren/
