La ritirata

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Meditazioni poeticheTemi TempoEpoca XIX secolo

Sulle rive del tuo lago incantato,
Lontano dai sciocchi pregiudizi che l’errore divinizza,
Coperto dallo scudo della tua filosofia,
Il tempo non porta via nulla della tua felicità;
Il tuo mattino fu brillante; e la mia giovinezza invidia
L’azzurro calmo e sereno della bella sera della tua vita!

Ciò che chiamiamo i nostri bei giorni
Non è che un lampo brillante in una notte di tempesta,
E nulla, tranne i nostri amori,
Merita il rimpianto del saggio;
Ma, che dico? Si ama a ogni età:
Questo fuoco durevole e dolce, racchiuso nell’anima,
Dà più calore sprigionando meno fiamma;
È il soffio divino di cui tutto l’uomo è formato,
Si spegne solo con la sua anima.

Estendere il proprio spirito, restringere i propri desideri,
È questo il grande segreto ignorato dal volgo:
Tu lo conosci, amico; questo felice angolo di terra
Racchiude i tuoi amori, i tuoi gusti e i tuoi piaceri;
I tuoi voti non superano il tuo dominio campestre,
Ma il tuo spirito più vasto estende il suo orizzonte,
E, abbracciando la scena del mondo,
La fiaccola dello studio illumina la tua ragione.

Vedi che sulle rive del Tevere, del Nilo e del Gange,
In ogni luogo, in ogni tempo, sotto maschere diverse,
L’uomo è ovunque l’uomo, e che in questo universo,
In un ordine eterno tutto passa e nulla cambia;
Vedi le nazioni eclissarsi a turno
Come gli astri nello spazio,
Di mano in mano lo scettro passa,
Ogni popolo ha il suo secolo, e ogni uomo ha il suo giorno;
Soggetti a questa legge suprema,
Impero, gloria, libertà,
Tutto è portato via dal tempo,
Il tempo portò via persino gli dèi
Della credula antichità,
E ciò che i mortali nel loro estremo orgoglio
Osavano chiamare verità.
In mezzo a questa grande nube,
Rispondimi: cosa farà il saggio
Sempre combattuto tra dubbio ed errore?
Contento dei pochi giorni che coglie al passaggio,
Si affretta a farne uso
Per la felicità e la virtù.

Ho visto questo saggio felice; nelle sue belle dimore
Ho gustato l’ospitalità,
All’ombra del giardino che le sue mani hanno piantato,
Ai dolci suoni della sua lira addormentava le ore
Cantando la sua felicità.
Siate toccato, grande Dio, dalla sua riconoscenza.
Egli non vi stanca con un inutile voto;
Conservategli solo la sua rustica opulenza,
Date tutto a chi vi chiede poco.
Dei dolci oggetti della sua tenerezza
Che al suo ridente focolare sempre circondato,
Sua moglie e i suoi figli coronino la sua vecchiaia,
Come dei suoi frutti maturi un albero è coronato.
Che sotto l’oro delle spighe le sue colline ingialliscano;
Che ai piedi della sua roccia il suo lago sia sempre puro;
Che delle sue belle gelsomine le ombre si infittiscano;
Che il suo sole sia dolce, che il suo cielo sia azzurro,
E che per lo straniero sempre i suoi vini maturino.

Quanto a me, lontano da questo porto di felicità,
Ahimè! trascinato dalla giovinezza e dalla speranza,
Vado a tentare ancora e i flutti e la tempesta;
Ma, sballottato dall’onda e stanco del vento,
Ai piedi della tua roccia selvaggia,
Amico, tornerò spesso
A legare, verso sera, la mia barca alla tua riva.

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-ritirata-alphonse-de-lamartine/