(A una giovane straniera.)
Quando i tuoi bei piedi distratti vagano, o fanciulla,
su questa sabbia bagnata, frangia d’oro del mare,
china, amore mio, verso la bionda conchiglia
che Venere fa, si dice, lucidare all’onda amara.
Lo scrigno dell’Oceano non ne ha una simile;
le rose della tua guancia a stento l’uguagliano;
e quando alla sua voluta si avvicina l’orecchio,
si odono mille voci che non si possono distinguere.
Ora è la tempesta con le sue pesanti onde,
che vengono tonando a frangersi sui tuoi passi;
ora è la foresta con i suoi vaghi fremiti;
ora sono voci che sussurrano piano piano.
Oh! non diresti, a quel confuso mormorio
che rende la conchiglia alle labbra di carminio,
un eco meraviglioso in cui l’immensa natura
riassume tutti i suoi rumori nel cavo della tua mano?
Portala via, angelo mio! E quando il tuo spirito gioca
con se stesso, ozioso, per incantare i tuoi tedii,
su questo gioiello dei mari china ridendo la tua guancia,
e, chiudendo i tuoi begli occhi, raccogliene i rumori.
Se, in quei mille accenti di cui la sua conca brulica,
ce n’è uno più dolce che venga a colpirti,
e che appena si eleva ai bordi della conchiglia,
come una confessione d’amore che non osa sfuggire;
Se ha per la tua candore terrori e incanti;
se rinasce morendo quasi eternamente;
se sembra nel fondo di un cuore rotolare con lacrime;
se tiene della speranza e del gemito…
Non consumarti a cercare questo mistero!
Quel melodioso soffio, o angelo mio, sono io!
Qual rumore più eterno e più dolce sulla terra,
che un eco del mio cuore che mi parla di te?
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-conchiglia-in-riva-al-mare-alphonse-de-lamartine/
