Il primo rimpianto

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Armonie poetiche e religioseTemi Religione, TristezzaEpoca XIX secolo

Sulla spiaggia sonora dove il mare di Sorrento
Dispiega le sue onde azzurre ai piedi dell’arancio
C’è, presso il sentiero, sotto la siepe odorosa,
Una pietra piccola, stretta, indifferente
Ai passi distratti dello straniero!

La violacciocca vi nasconde un solo nome sotto i suoi cespi.
Un nome che nessun eco ha mai ripetuto!
Solo qualche volta il passante fermato,
Leggendo l’età e la data scostando le erbe,
E sentendo negli occhi qualche lacrima scorrere,
Dice: Aveva sedici anni! è ben presto per morire!

Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciamo che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

Dice: Aveva sedici anni! – Sì, sedici anni! e quell’età
Non aveva mai brillato su una fronte più incantevole!
E mai tutto lo splendore di questa riva ardente
Si era riflesso in un occhio più amorevole!
Solo io, la rivedo, come il pensiero
Nell’anima dove nulla muore, viva l’ha lasciata;
Viva! come nell’ora in cui gli occhi sui miei,
Prolungando sul mare i nostri primi colloqui,
I suoi capelli neri abbandonati al vento che li scioglie,
E l’ombra della vela errante sulla sua guancia,
Ella ascoltava il canto del pescatore notturno,
Della brezza profumata aspirava la freschezza,
Mi mostrava nel cielo la luna sbocciata
Come un fiore delle notti di cui l’alba è rallegrata,
E la spuma argentata; e mi diceva: Perché
Tutto brilla così nell’aria e in me?
Mai questi campi d’azzurro seminati di tante fiamme,
Mai queste sabbie d’oro dove vanno a morire le onde,
Questi monti i cui vertici tremano in fondo ai cieli,
Questi golfi coronati di boschi silenziosi,
Questi bagliori sulla costa, e questi campi sulle onde,
Avevano commosso i miei sensi di voluttà così vaghe!
Perché come questa sera non ho mai sognato?
Un astro nel mio cuore si è forse anch’esso levato?
E tu, figlio del mattino! di’, a queste notti così belle
Le notti del tuo paese, senza di me, somigliavano?
Poi guardando sua madre seduta accanto a noi
Posava per dormire la sua fronte sulle sue ginocchia.

Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciamo che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

Come era puro il suo occhio, e la sua labbra candida!
Come il suo cielo inondava la sua anima di chiarore!
Il bel lago di Nemi che nessun soffio increspa
Ha meno trasparenza e limpidezza!
In quell’anima, prima di lei, si vedevano i suoi pensieri,
Le sue palpebre, mai sui suoi begli occhi abbassate,
Non velavano il suo sguardo pieno d’innocenza,
Nessuna preoccupazione sulla sua fronte aveva lasciato la sua piega;
Tutto scherzava in lei; e quel giovane sorriso,
Che più tardi sulla bocca con tristezza spira,
Sul suo labbro socchiuso era sempre fluttuante,
Come un puro arcobaleno su un giorno splendente!
Nessun’ombra velava quel viso incantevole,
Quel raggio non aveva attraversato alcuna nube!
Il suo passo spensierato, indeciso, bilanciato,
Fluttuava come un’onda libera dove il giorno è cullato,
O correva per correre; e la sua voce argentina,
Eco limpida e pura della sua anima infantile,
Musica di quell’anima in cui tutto sembrava cantare,
Allietava fino all’aria che la sentiva salire!

Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciate che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

La mia immagine nel suo cuore si impresse per prima;
Come nell’occhio che si apre, al mattino, la luce;
Ella non guardò più nulla dopo quel giorno;
Dall’ora che amò, l’universo fu amore!
Ella mi confondeva con la sua stessa vita,
Vedeva tutto nella mia anima; e io facevo parte
Di quel mondo incantato che fluttuava sotto i suoi occhi,
Della felicità della terra e della speranza dei cieli,
Ella non pensava più al tempo, alla distanza,
L’ora sola assorbiva tutta la sua esistenza;
Prima di me questa vita era senza ricordo,
Una sera di quei bei giorni era tutto l’avvenire!
Ella si affidava alla dolce natura
Che sorrideva su di noi; alla preghiera pura
Che andava, il cuore pieno di gioia, e non di pianti,
All’altare che amava spargere con i suoi fiori;
E la sua mano mi trascinava ai gradini del suo tempio,
E, come un umile bambino, io seguivo il suo esempio,
E la sua voce mi diceva piano: Prega con me!
Perché non comprendo il cielo stesso senza di te!

Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciate che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

Vedete, nel suo bacino, l’acqua di una fonte viva
Arrotondarsi come un lago sotto la sua stretta riva,
Azzurra e chiara, al riparo dal vento che va a correre
E dal raggio bruciante che potrebbe inaridirla!
Un cigno bianco nuotando sulla superficie limpida,
Tuffandovi il collo che avvolge la ruga,
Orna senza offuscarlo il liquido specchio,
E si culla in mezzo alle stelle della sera;
Ma se, prendendo il volo verso nuove fonti,
Batte l’onda tremante con le sue umide ali,
Il cielo si cancella nel seno dell’onda che si incupisce,
La piuma a grandi fiocchi vi cade, e la offusca,
Come se l’avvoltoio, nemico della sua stirpe,
Della sua morte sulle onde avesse seminato la traccia;
E l’azzurro splendente di quel lago incantato
Non è più che un’onda oscura dove la sabbia è salita!
Così, quando partii, tutto tremò in quell’anima;
Il raggio si spense; e la sua fiamma morente
Risalì nel cielo per non più tornare;
Ella non attese un secondo avvenire,
Ella non languì di dubbio in speranza,
E non disputò la sua vita alla sofferenza;
Ella bevve d’un sol tratto il vaso del dolore,
Nella sua prima lacrima annegò il suo cuore!
E, simile all’uccello, meno puro e meno bello di lei,
Che la sera per dormire mette il collo sotto l’ala,
Ella si avvolse di un muto disperazione,
E si addormentò anche; ma, ahimè! lontano dalla sera!
Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciamo che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

Ella ha dormito quindici anni nel suo letto d’argilla,
E nulla piange più sul suo ultimo asilo;
E il rapido oblio, secondo sudario dei morti,
Ha coperto il sentiero che menava verso queste rive;
Nessuno visita più questa pietra cancellata,
Nessuno vi pensa e vi prega!… eccetto il mio pensiero,
Quando, risalendo il flusso dei miei giorni trascorsi,
Chiedo al mio cuore tutti quelli che non ci sono più!
E che, gli occhi fluttuanti su care impronte,
Piango nel mio cielo tante stelle spente!
Ella fu la prima, e il suo dolce bagliore
D’un giorno pio e tenero illumina ancora il mio cuore!

Ma perché trascinarmi verso queste scene passate?
Lasciate che il vento gema e l’onda mormori;
Tornate, tornate, o miei tristi pensieri!
Voglio sognare e non piangere!

Un arbusto spinoso, dalla pallida verzura,
È il solo monumento che le fece la natura;
Battuto dai venti di mare, dal sole calcinato,
Come un rimpianto funebre al cuore radicato,
Vive nella roccia senza darle ombra;
La polvere del cammino vi imbianca il fogliame,
Striscia vicino a terra, dove i suoi rami chinati
Dal dente dei capretti sono sempre tagliati;
Un fiore, in primavera, come un fiocco di neve
Vi fluttua un giorno o due; ma il vento che l’assedia
Lo sfoglia prima che abbia sparso il suo odore,
Come la vita, prima che abbia incantato il cuore!
Un uccello di tenerezza e di malinconia
Vi si posa per cantare sul ramo che piega!
Oh! di’, fiore che la vita ha fatto così presto appassire,
Non è forse una terra dove tutto deve rifiorire?…

Risalite, risalite a quelle ore passate!
I vostri tristi ricordi mi aiutano a sospirare!
Andate dove va la mia anima! Andate, o miei pensieri,
Il mio cuore è pieno, voglio piangere!

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-il-primo-rimpianto-alphonse-de-lamartine/