Il cigno

Poesi di Charles Baudelaire Raccolta I fiori del maleTemi CittàEpoca XIX secolo

A Victor Hugo.

I

Andromaca, a voi penso! Questo piccolo fiume,
povero e triste specchio ove un tempo risplendette
l’immensa maestà dei vostri dolori di vedova,
questo Simoenta bugiardo che per le vostre lacrime cresce,

ha fecondato d’un tratto la mia memoria fertile,
mentre attraversavo il nuovo Carrousel.
La vecchia Parigi non è più (la forma d’una città
cambia più in fretta, ahimè! del cuore d’un mortale);

Vedo solo con la mente tutto quel campo di baracche,
quei mucchi di capitelli abbozzati e di fusti,
le erbe, i grossi blocchi verditi dall’acqua delle pozzanghere,
e, brillante sui vetri, il confuso bric-à-brac.

Là si stendeva un tempo una menagerie;
là vidi, un mattino, nell’ora in cui sotto i cieli
freddi e chiari il lavoro si sveglia, in cui la nettezza urbana
spinge un cupo uragano nell’aria silenziosa,

un cigno che era fuggito dalla sua gabbia,
e, coi piedi palmati strisciando sul selciato asciutto,
sul suolo rugoso trascinava il suo bianco piumaggio.
Presso un ruscello senz’acqua la bestia, aprendo il becco,

bagnava nervosamente le ali nella polvere,
e diceva, il cuore pieno del suo bel lago natale:
“Acqua, quando dunque pioverai? quando tuonerai, fulmine?”
Vedo quel disgraziato, mito strano e fatale,

verso il cielo talvolta, come l’uomo d’Ovidio,
verso il cielo ironico e crudelmente azzurro,
sul collo convulso tendendo la testa avida,
come se rivolgesse rimproveri a Dio!

II

Parigi cambia! ma nulla nella mia malinconia
s’è mosso! palazzi nuovi, impalcature, blocchi,
vecchi sobborghi, tutto per me diventa allegoria,
e i miei cari ricordi sono più pesanti dei macigni.

Così davanti a questo Louvre un’immagine mi opprime:
penso al mio grande cigno, coi suoi gesti folli,
come gli esuli, ridicolo e sublime,
e roso da un desiderio senza tregua! e poi a voi,

Andromaca, caduta dalle braccia d’un grande sposo,
vile bestiame, sotto la mano del superbo Pirro,
presso un sepolcro vuoto in estasi curvata;
vedova di Ettore, ahimè! e moglie di Eleno!

Penso alla negressa, emaciata e tisica,
che calpesta nel fango, e cerca, con lo sguardo smarrito,
i cocchi assenti della superba Africa
dietro l’immensa muraglia della nebbia;

A chiunque ha perduto ciò che non si ritrova
mai, mai! a quelli che si abbeverano di lacrime
e suggono il dolore come una buona lupa!
Ai magri orfani che si seccano come fiori!

Così nella foresta dove il mio spirito si esilia
un vecchio Ricordo suona a pieni polmoni il corno!
Penso ai marinai dimenticati in un’isola,
ai prigionieri, ai vinti!… e a ben altri ancora!

Charles Baudelaire

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-il-cigno-charles-baudelaire/