A Victor Hugo
I
Oh ! il ventisette luglio, quando i colori diletti,
Gioiosi, svolazzavano sui tetti addormentati,
Dopo che nel Louvre e nelle Tuileries
Si eran braccati i nemici !
Il più forte era fatto… che bella fu quella notte !
Presso il trinceramento dalle nostre mani elevato,
Quanto eravamo fieri di fare la sentinella
Calpestando il suolo dissestato !
O notte d’indipendenza, e di gloria e di festa !
Nulla al di sopra di noi !… nessun governo
Osava ancora mostrare il capo :
Come si sentiva a ogni momento
Lo spirito dispiegarsi in immense idee…
Si era alti di sette cubiti…
E si respirava largamente !
II
Non è la licenza, ahimè ! che io chiedo,
Ma, se qualcuno allora ci avesse detto che presto
Quella Libertà, che nasceva tutta grande,
La si sarebbe rimessa in fasce !…
Che dei ministri retrogradi,
Abitanti di palazzi ancora mal lavati
Dal puro sangue dei nostri compagni,
Non avrebbero visto nelle barricate
Che un disordine di selciati !…
Non erano dunque là, quegli uomini che, forse
Apostoli in segreto di un potere detestato,
Hanno ad alta voce rinnegato il loro padrone
Da quando il Gallo ha cantato !…
Non hanno visto sotto la mitraglia
Marcire le schiere vendicatrici di un Popolo disarmato…
Al fuoco dell’ardente battaglia
Il loro occhio non si è acceso !
III
Come ! Lo Straniero, ridendo di tanta gloria vana,
Di tanta speranza annientata,
Quando gli si parlerà della grande settimana,
Direbbe : ” Voi avete mentito ? ”
Il tutto a causa loro ! Al punto in cui siamo…
Del dispotismo ancora… è impossibile… no
Abbasso ! Abbasso dunque omini piccoli !
Noi abbiamo visto Napoleone !
Piccoli ! – L’hai ben detto, Victor, quando del Corso
La tua voce evocava loro lo spettro temuto,
Mostrando che non è dato che agli uomini della sua forza
Di violare la Libertà !
È l’ultimo ; possiamo predirlo
E mai alcun potere umano
Saprebbe muovere questo globo dell’Impero
Che egli imprigionava nella sua mano !
IV
E, quando tutto sarà fatto…, che la Francia indignata
Avrà ben scosso queste tele di ragno
Che dei folli vogliono tendere ancora ;
Non cantarcelo più, Victor,
Lui, che amiamo tanto, ahimè ! malgrado dei crimini
Che sono, per una vana e fredda Maestà,
D’avere ripudiato due spose sublimi,
Giuseppina e la Libertà !
Ma cantaci un inno universale, immenso,
Che per Francia, Belgio e Castiglia cominci,
Inno nazionale per ogni nazione :
Che sola, a quello, la Libertà ti ispiri,
Che ogni rivoluzione
Tenda una corda della tua lira !
Gérard de Nerval
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-i-dottrinari-gerard-de-nerval/
