Sotto cieli fatti di stoppa e di fuliggine,
onde cade tetra e lunga la pioggia,
ecco imputridire
al vento tenace e monotono,
gli ori d’autunno;
ecco gli ori e le porpore morire.
O voi che fremevate, dolcemente volontarie,
lassù, contro il cielo, lungo tutto il cammino,
tristi foglie come mani,
voi giacete, nere, sulla terra.
L’ora si stanca a comporre i giorni;
l’autano come un roditore circola per le pianure;
la vita ampia e sacra, con rimpianti sordi,
sotto un vago sepolcro d’ombra e di crepuscolo,
fin nel fondo del suolo si accalca e si ritrae.
Dite, la sentite venire al suono dei rintocchi,
venire dal fondo degli infiniti laggiù,
la vecchia e tetra destinata?
Quella che getta immensamente al mucchio
dei secoli antichi, dei secoli stanchi,
come un sacco di legna morta, l’anno.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-fine-danno-emile-verhaeren/
