Compianto alla sua dama

Poesi di Théodore Agrippa D'Aubigné Epoca XVI secolo

Non leggete questi versi, se preferite leggere
Gli scritti del mio cuore, i fuochi del mio martirio:
No, non li leggete, ma guardate ai Cieli,
vedete come hanno unito le loro lacrime alle mie lacrime,
Udite come i venti per me levano le armi,
A questa sacra carta non rifiutate i vostri occhi.

Incendiari il cui ardore incessantemente mi uccide,
Più non è la mia triste voce degna di essere udita:
Amori, venite a gridare con le vostre pietose voci
O amori sperduti, cause della mia follia,
O figli insensati, prodighi della mia vita,
Torcete le vostre piccole braccia, mordete le vostre piccole dita.

Voi accusate il mio fuoco, voi ne siete l’esca,
Voi mi accusate di sforzo, e io non ho alcuna forza,
Voi vi lamentate di me, e di voi io mi lamento,
Voi accusate la mano, e il cuore le comanda,
L’amore più grande nel cuore, e voi ancora più grande,
Comandate all’amore, e al cuore e alle mani.

Il mio peccato fu la causa, e non l’impresa;
Vinto, ho voluto vincere, e preso ho voluto prendere.
Tale fu il furore di Scevola Romano:
Egli mise la mano al fuoco che fallì l’opera,
Coraggioso nella sua disperazione, e più coraggioso nella sua rabbia,
Bruciava ben più il suo cuore che non bruciava la sua mano.

Il mio cuore ha troppo voluto, o superba impresa,
La mia bocca da un bacio alla vostra si è presa,
La mia mano ha ben osato toccare il vostro seno,
Che avrebbe poi lasciato quel grande cuore d’impresa,
La mia bocca voleva l’anima alla vostra bocca rendere,
La mia mano asciugava il mio cuore invece del vostro seno.

Théodore Agrippa d’Aubigné

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-compianto-alla-sua-dama-theodore-agrippa-d-aubigne/