Il giorno
Si incrociavano nella loro stalla e nel loro cortile,
I loro sguardi duri ostinatamente fissi a terra;
Ed entrambi si accanivano a curare meglio,
Lei, i suoi maiali, e lui, i suoi buoi,
Da quando si evitavano, burberi e solitari.
Si spiavano con la coda dell’occhio, nel loro recinto,
Con la speranza segreta di coglier l’altro in fallo.
Ma lei era sempre di corpo fermo e vigoroso
E lui lavorava duro e teneva la mano salda
Sul granaio e sul campo.
Si muovevano, simili a due blocchi di silenzio,
Fatti di sordo rancore e di aspra violenza:
Ai tre pasti, si mettevano a tavola, fieramente,
Faccia a faccia, il loro doppio ostinarsi.
Divoravano, a bocca piena,
Il loro pane compatto
Regolando i colpi di denti sul tic tac esatto
Dell’orologio di quercia;
Quando la loro nuora veniva, la domenica, a vederli,
L’uno diceva, a voce alta, pesante e lenta,
Ciò che l’altro doveva sapere
Per gli acquisti e per le vendite,
E l’accordo si faceva, sulla somma, e nulla più.
– Oh! quanto erano ardenti e risoluti
A strappare da un guadagno minimo
Il più umile centesimo! –
La notte,
Schiena a schiena, si stendevano nel loro vecchio letto,
Ciascuno spiando l’aurora
Per essere solo a lavorare
Nel forno o nel granaio,
Quando l’altro indugiava ancora a riposare.
Così
Il loro bene crebbe,
Grazie alla loro acra e tetra cura
Di essere sempre senza cedimenti e senza pietà,
E di vivere, per mesi e per anni,
A mascelle serrate.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-acremente-emile-verhaeren/
