Dicevo tra me: — Quest’uomo è un saltimbanco?
Non bisogna compiangerlo? Gli manca forse un senso?
Non comprende dunque? È un cieco dalla nascita?
Un balbuziente? Un sordo? Donde viene che questo triste ostinato
Disconosca ogni genio e ogni gloria, e strisci,
Cercando di spegnere l’astro e di soffiare sulla lampada,
E laceri, denigri, insulti, ferisca, nuoccia,
E su ogni chiarore vada sbavando la notte? —
Ora ti ho visto da vicino, o miserabile;
Ho visto il tuo occhio, la tua schiena, la tua spina dorsale, il tuo lombi,
Il tuo cranio piatto, il tuo ventre odioso; e col dito
Asmodeo ha sollevato il soffitto del tuo tetto;
Ti ho visto trascinarti, ubriaco e triste; e, feroce,
Strappare giocando le ali a una mosca.
Ho visto il tuo riso, ahimè! Non ho visto le tue lacrime.
Ti ho visto odiare l’alba, e camminare sui fiori,
E senza posa schiacciare la vita al tuo passaggio;
E battere i bambini, e sputare in viso
A quella ragazza a cui dai quindici soldi;
Ho visto i tuoi vestiti disciolti nel sudiciume;
Ho visto il tuo cuore senza Dio, la tua camera senza catino;
Ti ho visto irritarti al canto di un fanello,
Sempre corrugare la fronte, sempre stringere il pugno;
E ho capito perché tu non comprendessi.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-stella-victor-hugo/
