Sì, il mio verso crede di poter, senza sposarsi a disdoro,
Prendere dalla prosa un po’ della sua aria familiare.
André, è vero, io talvolta rido sulla lira.
Ecco perché. Ancora del tutto giovane, cercando di leggere
Nel libro spaventoso delle foreste e delle acque,
Abitavo un parco oscuro dove cinguettavano gli uccelli,
Dove le lacrime sorridevano nell’occhio azzurro delle pervinca;
Un giorno che io solo meditavo in mezzo ai rami,
Un ciuffolotto che faceva la cronaca del bosco
Mi disse: – Bisogna camminare a terra qualche volta.
– La natura è un po’ beffarda intorno agli uomini;
– O poeta, i tuoi canti, o ciò che così tu nomini,
– Le assomiglierebbero meglio se li sgonfiassi.
– I boschi hanno sospiri, ma hanno anche fischi.
– L’azzurro luccica, quando talvolta l’allegria lo squarcia;
L’Olimpo resta grande scoppiando dalle risa;
– Non credere che lo spirito del poeta discenda
– Quando tra due grandi versi una parola passa danzando.
– Non è un piagnucolone il vento in demenza;
– Il flutto profondo non è un cantore di romanze;
– E la natura, nel fondo dei secoli e delle notti,
– Accoppiando Rabelais a Dante pieno di affanni,
– E l’Ugolino sinistro al Grandgousier difforme,
– Presso l’immenso lutto mostra il riso enorme. –
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-andre-chenier-victor-hugo/
