O tu, il cui potere riempie l’immensità,
Supremo ordinatore di queste celesti sfere
di cui volli un tempo, nella mia temerità,
calcolare i rapporti e sondare i misteri;
Spirito consolatore, ricevi dall’alto del cielo
l’unico e puro omaggio
di uno degli ammiratori della tua sublime opera,
che arde di tornare nel tuo seno paterno!
Un intero popolo, guidato da un infame sacerdote,
accusa di essere ateo e ribelle alla fede
l’ardente filosofo che solo conosce la tua legge,
e presto cesserebbe di esserlo,
se dubitasse un momento di te.
Eh! come, vedendo l’ordine in cui cammina ogni cosa,
potrei, ammirando questi prodigi diversi,
questo eterno flambeau, questi mondi e questi mari,
ammetterne l’effetto, rifiutarne la causa?
Sì, grande Dio, io ti devo il bene che ho gustato,
e il bene che spero;
nel chiamarmi tuo figlio provo troppa voluttà
per rinnegare mio padre.
Ma che sei tu dunque, essere misterioso?
Chi mai oserà penetrare la tua essenza,
lacerare il velo che ti nasconde ai nostri occhi,
e mostrare in pieno giorno la tua gloria e la tua potenza?
Senza posa nel vago si erra cercandoti,
quanto l’uomo credulo ha abbassato il tuo essere!
Troppo basso per giudicarti, egli ascolta il sacerdote,
che ti fa, come lui, vile, cieco e malvagio.
Gli impostori sacri che vivono del tuo culto,
ti prodigano senza posa oltraggio e insulto;
fanno del tuo impero un eterno inferno,
ti dipingono mentre governi con le tue mani sovrane
uno stupido ammasso di macchine umane,
con una verga di ferro.
A vederti da più vicino invano egli pretende;
il saggio farnetica credendo di comprenderti,
e, creandoti solo secondo lui,
invano su una base ti eleva, ti innalza;
ma il tuo essere perfetto non è che un uomo stupefacente,
e il suo Giove un colosso.
Bramoso di conoscerti, o divino Creatore!
analizzai spesso i culti della terra,
e non vidi ovunque che menzogna e chimera;
allora, abbandonando e il mondo e l’errore,
e cercando, per vederti, una fonte più pura,
chiesi il tuo nome a tutta la natura
e trovai il tuo culto consultando il mio cuore.
Ah! la tua bontà, senza dubbio, approvò il mio omaggio,
poiché in te ho gustato il piacere più puro;
poiché in te, per spirare, attingo il mio coraggio
nella speranza di una felicità futura!
Risvegliato dalla vita, in te sto per rinascere.
A tutti i miei nemici perdono le loro colpe,
e, poiché mi credo degno di conoscerti,
scendo nel tuo seno, senza turbamento e senza rimorsi.
Gérard de Nerval
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-preghiera-di-socrate-gerard-de-nerval/
