L’odio del sole

Poesi di Jules Barbey d'Aurevilly Raccolta PolveriEpoca XIX secolo

A Mademoiselle Louise Read.

Una sera, ero in piedi, presso una finestra…
Contro il vetro in fiamme avevo la fronte pensosa,
E vedevo, laggiù, lentamente sparire
Un sole annebbiato che moriva senza splendore!
Era un vecchio sole degli ultimi vespri d’autunno,
Globo di rosso denso, di calore esausto,
Che non faceva abbassare lo sguardo a nessuno,
E che un’aquila avrebbe disprezzato!

Allora, mi dicevo, in una gioia amara:
« E tu, Sole, anche tu, amo vederti affondare!
Astro scoronato come un re della terra,
Testa di re tosata che la notte rinchiuderà! »

Domani, lo so bene, uscirai dalle ombre!
I tuoi capelli d’oro avranno d’un tratto ricresciuto!
Che importa! avrò creduto che muori quando tramonti!
Un momento l’avrò pensato!

Un momento avrò detto: « È finita, soccombe,
Il mostro luminoso che dicevano eterno!
Impallidisce come noi, si muore, e la sua tomba
Non è che una nebbia sanguigna in qualche angolo del cielo! »
Smorfia di morire! smorfia funeraria!
Che in un cielo annottato ogni giorno fa vedere…
Ebbene, mi è dolce sentirla volgare,
La sua maniera di morire stasera!

Perché io ti odio, Sole, oh! sì, ti odio come
L’impassibile testimone dei dolori di quaggiù…
Cosa di fuoco, senza cuore, ti odio come un uomo!
L’essere che amiamo passa e tu non muori!
L’occhio azzurro, il vero sole che ci versa la vita,
Un giorno perderà il suo fuoco, il suo azzurro, la sua bellezza,
E tu lo illuminerai con la tua luce empia,
Insultandolo d’immortalità!
Ed ecco, vecchio Sole, perché il mio cuore t’abborre!
Ecco perché ti ho sempre odiato, Sole!
Perché dico, la sera, quando il giorno svapora:
« Ah! se fosse la sua morte e non più il suo sonno! »
Ecco perché dico, quando esci da un cielo fosco:
« Bravo! i suoi seimila anni l’hanno finalmente finito!
L’occhio del ciclope ha dunque infine trovato nell’ombra
La trave che l’avrà crepato! »

E che il sangue ne piova e sui nostri volti scorra,
Al posto dove cadevano i tuoi insolenti raggi!
E che la piaga anche a noi sembri eterna
E metta seimila anni a sanguinare sui nostri volti!
Non avremo più allora che la notte e i suoi veli,
Più giorno luminoso in un cielo di zaffiro!
Ma non è forse abbastanza che il fuoco delle stelle
Per vedere ciò che si ama morire?…

Per vedere la bocca in fiamme dalle nostre labbra consumata
Dirci freddamente: « È finita, lasciami!! »
E spegnersi l’amore che, nel nostro pensiero,
Accendeva un sole più splendente di te!

Per vedere errare tra gli spettri della terra
Lo spettro amato che sembra e vivo e gioioso,
La notte, la cupa notte è ancora troppo chiara…
E io la strapperei dai cieli!

Jules Barbey d’Aurevilly

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-la-haine-du-soleil-jules-barbey-d-aurevilly/