L’uomo che insegue la Fortuna e l’uomo che l’aspetta

Favol di Jean De La Fontaine Raccolta Le FavoleTemi FelicitàEpoca 17e siècle

Chi non insegue la Fortuna?
Vorrei essere in un luogo da cui potessi facilmente
contemplare la folla importuna
di coloro che cercano invano
questa figlia del fato di regno in regno,
fedeli cortigiani di un volubile fantasma.
Quando sono vicini al buon momento,
l’incostante subito ai loro desideri sfugge:
povera gente, li compatisco, poiché si ha per i folli
più pietà che ira.
Quest’uomo, dicono, era piantatore di cavoli,
e eccolo diventato papa:
non valiamo noi quanto lui? – Voi valete cento volte di più;
ma a che vi serve il vostro merito?
La Fortuna ha occhi?
E poi il papato vale quanto ciò che si lascia,
la quiete, la quiete, tesoro così prezioso
che un tempo se ne faceva il retaggio degli dèi?
Raramente la Fortuna ai suoi ospiti la lascia.
Non cercate questa Dea,
ella vi cercherà; il suo sesso usa così.
Certa coppia di amici in un borgo stabiliti,
possedevano qualche bene: l’uno sospirava senza posa
per la Fortuna; disse all’altro un giorno:
Se lasciassimo la nostra dimora?
Sapete che nessuno è profeta
in patria: cerchiamo altrove la nostra ventura.
– Cercate, disse l’altro amico, quanto a me non desidero
né climi né destini migliori.
Contentatevi; seguite il vostro umore inquieto;
tornerete presto. Io faccio voto però
di dormire mentre vi aspetto.
L’ambizioso, o, se si vuole, l’avaro,
se ne va per vie e per cammini.
Arrivò il giorno dopo
in un luogo che la Dea bizzarra doveva
frequentare più di ogni altro; e questo luogo è la corte.
Là dunque per qualche tempo fissa il suo soggiorno,
trovandosi al coricarsi, all’alzarsi, in quelle ore
che si sa essere le migliori; in breve, trovandosi a tutto, e non arrivando a nulla.
Che è questo? dice, cerchiamo altrove il bene.
La Fortuna però abita queste dimore.
La vedo ogni giorno entrare da questo,
da quello; donde avviene che anch’io
non possa ospitare questa capricciosa?
Me l’avevano ben detto, che delle genti di questo luogo
non sempre si ama l’umore ambizioso.
Addio signori di corte; signori di corte addio:
seguite fino in fondo un’ombra che vi lusinga.
La Fortuna ha, dicono, templi a Surat;
andiamo là. Fu un dire e imbarcarsi.
Anime di bronzo, umani, quello fu senza dubbio
armato di diamante, che tentò questa rotta,
e per primo osò sfidare l’abisso.
Questi durante il suo viaggio
volse gli occhi verso il suo villaggio
più di una volta, asciugando i pericoli
dei pirati, dei venti, della calma e degli scogli,
ministri della morte. Con molte pene
si va a cercarla in rive lontane,
la si trova abbastanza presto senza lasciare la casa.
L’uomo arriva al Mogol; gli dicono che in Giappone
la Fortuna allora distribuiva le sue grazie.
Vi corre; i mari erano stanchi
di portarlo; e tutto il frutto
che trasse dai suoi lunghi viaggi, fu questa lezione che danno i selvaggi:
resta nel tuo paese, dalla natura istruito.
Il Giappone non fu più fortunato per quest’uomo
di quanto il Mogol lo fosse stato;
ciò che gli fece concludere in somma,
che aveva a gran torto lasciato il suo villaggio.
Rinuncia alle corse ingrate,
torna nel suo paese, vede da lontano i suoi penati,
piange di gioia, e dice: Felice, chi vive a casa sua;
di regolare i suoi desideri facendo ogni suo compito.
Egli non sa che per sentito dire
che cosa siano la corte, il mare, e il tuo impero,
Fortuna, che ci fai passare davanti agli occhi
dignità, beni, che fino alla fine del mondo
si seguono, senza che l’effetto alle promesse risponda.
D’ora in poi non mi muovo, e farò cento volte meglio.
Ragionando in tal modo,
e contro la Fortuna avendo preso questo consiglio,
la trova seduta alla porta
del suo amico immerso in un profondo sonno.

Jean de La Fontaine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-luomo-che-insegue-la-fortuna-e-luomo-che-laspetta-jean-de-la-fontaine/