La Morte non sorprende il saggio;
Egli è sempre pronto a partire,
Essendosi saputo avvertire da sé
Del tempo in cui ci si deve risolvere a questo passaggio.
Questo tempo, ahimè! abbraccia tutti i tempi:
Che lo si divida in giorni, in ore, in momenti,
Non ve n’è alcuno che non comprenda
Nel fatale tributo; tutti sono del suo dominio;
E il primo istante in cui i figli dei re
Aprrono gli occhi alla luce,
È quello che talvolta viene
A chiudere per sempre le loro palpebre.
Difendetevi con la grandezza,
Addite la bellezza, la virtù, la giovinezza,
La morte rapisce tutto senza pudore
Un giorno il mondo intero accrescerà la sua ricchezza.
Non v’è nulla di meno ignorato,
E poiché bisogna che io lo dica,
Nulla a cui si sia meno preparati.
Un moribondo che contava più di cent’anni di vita,
Si lamentava con la Morte che precipitosamente
Lo costringesse a partire all’istante,
Senza che avesse fatto testamento,
Senza avvertirlo almeno. È giusto che si muoia
Su due piedi? diceva: aspettate un poco.
Mia moglie non vuole che io parta senza di lei;
Mi resta da provvedere a un pronipote;
Soffrite ch’io aggiunga ancora un’ala alla mia dimora.
Quanto siete pressante, o Dea crudele!
– Vecchio, gli disse la morte, io non ti ho sorpreso;
Ti lagni senza ragione della mia impazienza. E non hai cent’anni? trovami a Parigi
Due mortali così vecchi, trovamene dieci in Francia.
Dovevo, come dici, darti qualche avviso
Che ti disponesse alla cosa:
Avrei trovato il tuo testamento già fatto,
Tuo nipote provvisto, il tuo edificio perfetto;
Non ti si diedero avvisi quando la causa
Del camminare e del movimento,
Quando gli spiriti, il sentimento,
Quando tutto in te veniva meno? Più gusto, più udito:
Ogni cosa per te sembra svanita:
Per te l’astro del giorno si prende cure superflue:
Tu rimpiangi beni che non ti toccano più
Ti ho fatto vedere i tuoi compagni,
O morti, o moribondi, o malati.
Che cos’è tutto ciò, se non un avvertimento?
Andiamo, vecchio, e senza replica.
Non importa alla repubblica
Che tu faccia testamento.
La morte aveva ragione. Vorrei che a quell’età
Si uscisse dalla vita come da un banchetto,
Ringraziando l’ospite, e si facesse il fagotto;
Perché di quanto si può ritardare il viaggio?
Tu mormori, vecchio; guarda questi giovani morire,
Guardali camminare, guardali correre
Verso morti, è vero, gloriose e belle,
Ma sicure tuttavia, e talvolta crudeli.
Invano te lo grido; il mio zelo è indiscreto:
Il più simile ai morti muore con maggior rammarico.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-morte-e-il-moribondo-jean-de-la-fontaine/
