Un giorno, sulle sue lunghe zampe, andava non so dove,
l’Airone dal lungo becco innestato su un lungo collo.
Costeggiava un fiume.
L’onda era trasparente come nei giorni più belli;
la mia comare la carpa vi faceva mille giri
con il luccio suo compare.
L’Airone ne avrebbe tratto facilmente profitto:
tutti si avvicinavano alla riva, l’uccello non aveva che da prendere;
ma credette di far meglio aspettando
di avere un po’ più d’appetito.
Viveva con regime, e mangiava alle sue ore.
Dopo qualche momento l’appetito venne: l’uccello
avvicinandosi alla riva vide sull’acqua
delle Tinche che uscivano dal fondo di quelle dimore.
Il cibo non gli piacque; si aspettava di meglio
e mostrava un gusto sprezzante
come il topo del buon Orazio. Io delle Tinche? diceva, io Airone che faccia
una così povera cena? E per chi mi prendono?
Rifiutata la Tinca trovò del ghiozzo.
Del ghiozzo! è proprio quello il pranzo di un Airone!
Aprirò per così poco il becco! agli Dèi non piaccia!
Lo aprì per molto meno: tutto andò in modo
che non vide più alcun pesce.
La fame lo prese, fu tutto felice e contento
di incontrare una lumaca.
Non siamo così difficili:
I più accomodanti sono i più abili:
si rischia di perdere volendo troppo guadagnare.
Guardatevi dal disprezzare nulla;
soprattutto quando avete all’incirca il vostro conto.
Molti ci restano presi; non è agli Aironi
che parlo; ascoltate, umani, un altro racconto;
vedrete che in voi ho attinto queste lezioni.
(vedi La Fanciulla)
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-l-airone-jean-de-la-fontaine/
