L’airone

Favol di Jean De La Fontaine Raccolta Le FavoleTemi Animali, CiboEpoca 17e siècle

Un giorno, sulle sue lunghe zampe, andava non so dove,
l’Airone dal lungo becco innestato su un lungo collo.
Costeggiava un fiume.
L’onda era trasparente come nei giorni più belli;
la mia comare la carpa vi faceva mille giri
con il luccio suo compare.
L’Airone ne avrebbe tratto facilmente profitto:
tutti si avvicinavano alla riva, l’uccello non aveva che da prendere;
ma credette di far meglio aspettando
di avere un po’ più d’appetito.
Viveva con regime, e mangiava alle sue ore.
Dopo qualche momento l’appetito venne: l’uccello
avvicinandosi alla riva vide sull’acqua
delle Tinche che uscivano dal fondo di quelle dimore.
Il cibo non gli piacque; si aspettava di meglio
e mostrava un gusto sprezzante
come il topo del buon Orazio. Io delle Tinche? diceva, io Airone che faccia
una così povera cena? E per chi mi prendono?
Rifiutata la Tinca trovò del ghiozzo.
Del ghiozzo! è proprio quello il pranzo di un Airone!
Aprirò per così poco il becco! agli Dèi non piaccia!
Lo aprì per molto meno: tutto andò in modo
che non vide più alcun pesce.
La fame lo prese, fu tutto felice e contento
di incontrare una lumaca.

Non siamo così difficili:
I più accomodanti sono i più abili:
si rischia di perdere volendo troppo guadagnare.
Guardatevi dal disprezzare nulla;
soprattutto quando avete all’incirca il vostro conto.
Molti ci restano presi; non è agli Aironi
che parlo; ascoltate, umani, un altro racconto;
vedrete che in voi ho attinto queste lezioni.

(vedi La Fanciulla)

Jean de La Fontaine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-l-airone-jean-de-la-fontaine/