Il castello di carte

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Un buon marito, sua moglie, e due graziosi bambini,
trascorrevano in pace i loro giorni nel semplice eremo
dove, pacifici come loro, vissero i loro genitori.
Questi sposi, dividendo le dolci cure della casa,
coltivavano il loro giardino, raccoglievano le loro messi,
e la sera, d’estate cenando sotto il fogliame,
d’inverno davanti ai loro tizzoni,
predicavano ai figli la virtù, la saggezza,
parlavano loro della felicità che sempre procurano:
il padre allietava i suoi discorsi con un racconto,
la madre con una carezza.
Il maggiore di questi figli, nato grave, studioso,
leggeva e meditava senza posa;
il minore, vivace, leggero, ma pieno di gentilezza,
saltava, rideva sempre, si compiaceva solo dei giochi.
Una sera, secondo l’usanza, accanto al loro padre,
seduti presso un tavolo su cui si appoggiava la madre,
il maggiore leggeva Rollin; il minore, poco curante
di apprendere le gesta dei romani o dei parti,
impiegava tutta la sua arte, tutte le sue facoltà,
per congiungere, per sostenere dai quattro lati
un fragile castello di carte.
Non respirava per l’attenzione, per la paura.
D’un tratto ecco il lettore
che si interrompe: papà, disse, degnati d’istruirmi
perché certi guerrieri sono chiamati conquistatori,
e altri fondatori d’impero:
questi due nomi sono diversi?
Il padre meditava una saggia risposta,
quando il figlio minore, trasportato dal piacere,
dopo tanta fatica, d’essere riuscito a mettere
il suo secondo piano,
esclama: è finito! Suo fratello mormorando
si adira, e con un solo colpo distrugge la sua lunga opera;
e così il minore piange.
Figlio mio, risponde allora il padre,
il fondatore è vostro fratello,
e voi siete il conquistatore.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-castello-di-carte-jean-pierre-claris-de-florian/