Il Cane Colpevole

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

“”Fratello mio, sai la novella?
Mouflar, il buon Mouflar, modello dei nostri cani,
sì temuto dai lupi, sì obbediente al pastore,
Mouflar, dicono, ha mangiato
il piccolo agnello nero, poi la pecora sua madre,
e poi si è gettato furioso sul pastore.
– Sarà vero? – Verissimo, fratello mio.
– Di chi fidarsi, grandi dèi!””
Così parlavano due pecore nella pianura;
e la notizia era certa.
Mouflar, colto sul fatto,
non attendeva che il supplizio;
e il fattore voleva che una pronta giustizia
spaventasse i cani del paese.
La procedura in un giorno è finita.
Mille testimoni per uno depongono l’attentato:
interrogati, confrontati, nessuno di essi varia;
Mouflar è convinto del triplice assassinio:
Mouflar riceverà dunque due palle nella testa
sul luogo stesso del delitto.
Al suo supplizio che si appresta
tutta la fattoria accorse.
Gli agnelli di Mouflar chiesero la grazia;
fu rifiutata. Si fece loro prendere posto:
i cani si schierarono vicino a loro,
tristi, umiliati, cupi, con l’orecchio basso,
compatendo, senza scusarlo, il loro fratello infelice.
Tutti attendevano in profondo silenzio.
Mouflar appare ben presto, condotto da due pastori:
arriva; e, levando al cielo i suoi occhi in lacrime,
così arringa l’assistenza:
“”O voi, che in questo momento non oso e non posso
nominare, come un tempo, miei fratelli, miei amici,
testimoni della mia ultima ora,
vedete dove può condurre un colpevole desiderio!
Della virtù quindici anni ho seguito la carriera,
un passo falso me ne ha fatto uscire.
Apprendete i miei misfatti. Al levar dell’aurora,
solo, presso il gran bosco, custodivo il gregge;
un lupo viene, porta via un agnello,
e fuggendo lo divora.
Corro, raggiungo il lupo, che, lasciando il suo festino,
viene ad attaccarmi: lo atterro,
e lo strangolo sul posto.
Era ben giusto fino a lì: ma, spinto dalla fame,
dell’agnello divorato guardo il resto,
esito, bilancio… alla fine, tuttavia,
vi porto un dente colpevole:
ecco dei miei mali l’origine funesta.
La pecora viene in quell’istante,
lancia grida di madre…
mi ha girato la testa, ho temuto che la pecora
mi accusasse di aver assassinato suo figlio;
e, per costringerla a tacere,
le taglio la gola nella mia collera.
Il pastore accorreva armato del suo bastone.
Non sperando più alcun perdono,
mi getto su di lui: ma presto mi si incatena,
e eccomi pronto a subire
dei miei crimini la giusta pena.
Apprendete tutti almeno, vedendomi morire,
che la più lieve ingiustizia
ai misfatti più grandi può condurre dapprima;
e che, nel cammino del vizio,
si è in fondo al precipizio,
appena si mette un piede sul bordo.””

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-cane-colpevole-jean-pierre-claris-de-florian/