C’è un nome nascosto nell’ombra dell’anima mia,
Che vi leggo notte e giorno e che nessun occhio vi scorge,
Come un anello perduto che la mano d’una donna
Nell’abisso dei mari lasciò scivolare dal dito.
Nell’arca del mio cuore, che per lui solo si schiude,
Esso dorme sepolto sotto una chiave di bronzo;
Di mistero e di paura il mio amore lo ricopre,
Come dopo una festa si richiude uno scrigno.
Se voi lo domandate, la mia labbra è senza risposta,
Ma, come un talismano formato d’una parola segreta,
Quando solo con l’eco la mia bocca lo pronuncia,
La mia notte si apre, e nell’anima un essere mi appare.
In un giorno abbagliante l’ombra si trasfigura;
Dei raggi, sfuggiti dalle fenditure dei cieli,
Colorano di pudore una bianca figura
Su cui l’angelo abbagliato non osa levare gli occhi.
È una vergine fanciulla, e che ancora cresce;
Piove su questo mattino di bellezze e di giorni;
Di pensiero in pensiero si vede la sua anima schiudersi,
Come il suo corpo incantevole di contorno in contorno.
Un abbagliamento di giovinezza e di grazia
Affascina lo sguardo ove il suo incanto è rimasto.
Quando ella fa un passo, si direbbe che lo spazio
Si rischiari e si allarghi per tanta maestà.
Nei suoi capelli bronzei mai il vento gioca.
Rubando uno sguardo che un ricciolo interrompe,
Essi serpeggiano incollati al marmo della sua guancia,
Gettando l’ombra pensosa ai segreti della sua fronte.
Il suo incarnato calmo, e venato delle macchie dell’opale,
Come se fremesse prima della passione,
Sfuma la sua freschezza dei riflessi d’un giglio pallido,
Ove la bocca ha lasciato la sua umida impronta.
Seriosa nel nascere fin dentro il suo sorriso,
Ella affronta la vita con raccoglimento;
Il suo cuore, profondo e pesante ogni volta che respira,
Solleva con il suo seno un peso di sentimento.
Sorreggendo sulla sua mano la testa rovesciata,
E aggrottando le ciglia che coprono il suo occhio nero,
Ella sembra lanciare il lampo del suo pensiero
Fino a orizzonti che nessun occhio può vedere.
Come in seno a quelle notti senza nebbie e senza veli,
Ove nella loro profondità l’occhio sorprende i cieli nudi,
Nei suoi begli occhi di fanciulla, firmamento pieno di stelle,
Io vedo spuntare e nuotare astri sconosciuti.
Dei fulgori di quell’anima un riflesso mi attraversa;
Trasforma in Eden questo dimora mesta e fredda.
Il flutto morto del mio sangue s’accelera, e io cullo
Dei mondi di felicità su queste onde d’amore.
– Oh! diteci quel nome, quel nome che fa sì che si ami;
Che lascia sulle labbra un sapore di miele!
– No, non lo dico sulla terra a me stesso;
Lo porto al sepolcro per abbellirmi il cielo.
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-un-nome-alphonse-de-lamartine/
