Una mancanza

Poesi di Victor Hugo Temi InfanziaEpoca XIX secolo

Perché dunque se n’è andato, il dolce amore?
Vengono un momento a farci un po’ di giorno,
Poi partono. Questi bambini, che crediamo nostri,
Sono di qualcuno che non è noi. Ma gli altri due,
Non li vedi dunque, vecchio? Sì, li vedo,
Tutti e due. Sono due, potrebbero essere tre.
Ecco l’ora di andare a passeggiare nell’ombra
Dei grandi boschi, pieni di uccelli di cui solo Dio sa il numero
E che voleranno via anche loro nell’ignoto.

Lui ha il suo cappello bianco, lei mostra un piede nudo,
Tutti e due sono fianco a fianco; si cammina a caso,
E il cielo brilla, e io spingo la carrozzina.
Tutta la pianura in fiore sembra un paradiso;
La lucertola corre ai piedi dei vecchi salici, mentre
In cima ai rami viene a cantare il pettirosso.
La signorina Jeanne ha quindici mesi, e George
Ne ha trenta; lui la custodisce; è l’uomo completo;
Bambine come quella fanno la sua felicità; è
Nell’ammirazione di quelle graziose dita rosa,
Confronta, dicendo ogni sorta di cose,
Le sue mani grosse che avranno tre anni,
E ride; mostra Jeanne in cammino ai contadini.
Ah certo! lui cammina; questa bimba si trascina;
E Jeanne ride nel vedere Georges ridere; una regina
Su un trono, ecco Jeanne nel suo paniere;
È bella; e la quercia ne parla al castagno,
E l’olmo la saluta e la mostra all’acero,
Tanto sotto il cielo profondo l’infanzia è venerabile.
George ha il sentimento della sua grandezza; ride
Ma protegge, e Jeanne ha fede nel suo animo;
Georges sorveglia con un’aria assai fiera
Questa bambina che talvolta si mette un dito in bocca;
I sentieri sono confusi e noi ci smarriamo.
Poiché tutto il bosco scuro è pieno di farfalle,
Corriamo, dice Georges. Vuole scendere. Jeanne è allegra.
Con loro vacillo, con loro balbetto.
Oh! l’adorabile gioia, e come sono incantevoli!
Quale inno augusto in fondo ai loro cinguettii! Jeanne vorrebbe avere tutti gli uccelli che passano;
Georges svuota un burattino le cui molle si rompono,
E medita; e tutti e due chiacchierano; le loro grida gioiose
Sembrano far aprirsi occhi ovunque nell’ombra;
Gorges, mentre mangia nespole e mele,
Mi porta il suo giocattolo; io che conosco gli uomini
Meglio di Georges, e che so i segreti del destino,
Racconto con un filo il suo vecchio burattino.
Mio Georges, non andare nell’erba; è bagnata.
E il vento culla l’albero, e Jeanne la sua bambola.
Si sente Dio in questo bosco pensoso la cui dolcezza
Si mescola all’allegria del fratello e della sorella;
Noi obbediamo, Jeanne e io, Georges comanda;
La nutrice canta loro una canzone normanna,
Di quelle che si sentono la sera sui sentieri,
E Georges batte il piede, e Jeanne batte le mani.
E io mi apro in fiore al loro divino chiasso,
Rido; ma voi vedete sotto il mio riso le mie lacrime,
Vecchi alberi, non è vero? e voi non avete creduto
Che io dimenticherò mai il piccolo scomparso.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-un-mancanza-victor-hugo/