Oh! gli occhi adorati

Poesi di Jules Barbey d'Aurevilly Raccolta PolveriEpoca XIX secolo

Oh! gli occhi adorati non sono quelli che videro
Che li si amava, ? mentre se ne moriva sottovoce!
I sogni più dolci non sono quelli che fecero
Due esseri, cuore a cuore e le braccia nelle braccia!
Le gioie più care alla nostra anima saziata
Non sono quelle che si piangono dopo che sono partite;
Ma i più begli amori che si ebbero nella vita
Dal cuore non sono mai usciti!

Sono là, vivono là, durano là. ? Gli anni
Cadono su di essi invano. Li si crede scomparsi,
Perduti, annientati, in fondo ai destini!…
E il Destino, sono essi, che sembravano non essere più!

Si è amato dieci volte dopo di essi. ? La giovinezza
È scorsa, fastosa e ardente, ? e il Tempo
Conduce una sera d’inverno, per mano, la Vecchiaia,
Che ci prende, essa! per i fianchi!

Ma questi fianchi atterrati che si credevano senza ferita
Ne hanno una da quando respirano, ahimè!
D’un tratto mal fermo, leggera graffiatura,
Che non è mai guarita, ma che non sanguinava!
Non era nulla… la piega di quelle prime rose
Che ci si schiaccia in primavera sul cuore, quando bolle…
Ah! in quel cuore quante cose sono passate!
Ma quel nulla rimasto… era tutto!

Non se ne parlava mai… Mai, mai nessuno
Ha saputo che sotto una piega dei nostri cuori si nascondeva,
Come una cantaride in fondo a un’anemone,
Un sentimento senza nome che nulla ne distaccava!
Non era l’amore espresso che si compie
In braccia che si adorano e che si odiano a vicenda.
Non era l’amore, non ne era che un sogno…
Ma era ben meglio dell’amore!
E sotto tutti quegli amori che fioriscono la vita,
E sotto tutte le gioie che possono inebriarla,
Abbiamo ritrovato sempre quella follia,
Alla quale il cuore non ha nulla da paragonare!
E abbiamo subito ovunque lo strano impero
Di quel sogno tenace, ? e vago, ? ma vincitore,
E fin dentro le tue braccia, Clara, quel dolce Vampiro
È venuto a sedersi sul mio cuore.

Tu non indovinasti ciò che avevo nell’anima…
Facevi alla mia fronte corona del tuo braccio,
E con l’altra tua mano che mi versava la sua fiamma
Mi tastavi quel cuore dove, tu, non eri!
Cercavi di vederti, cara fanciulla smarrita,
Dicevi: «Taci, mio beneamato; che hai?…»
Non avevo nulla, Clara, ? ma, mia povera adorata,
È quel nulla che avevo visto!

Si drizzava tutto diritto, quel nulla, nel mio pensiero.
Non era che un fantasma… un volto incerto…
Ma dei cari ricordi della nostra anima illusa
Il più forte è sempre, sempre il più lontano!

Prospettiva del cuore ardente che si divora,
Il passato che indietreggia brilla di più ai nostri occhi…
E il giorno più bello non è che uno spettro d’aurora,
Che torna a vagare nei cieli!

E tu, tu lo sei stata, quello spettro d’un’aurora,
Il cui raggio per me non si spense mai!
Ma tu, giorno dei miei occhi, mia Clara che adoro,
Non hai cancellato quell’altra che amavo!
Una stella che plana sui mari straripati
Si specchia nei loro flutti e ride dei loro combattimenti…
Quante dunque ce ne vogliono di donne possedute
Per valere quella che non si ebbe?…

Jules Barbey d’Aurevilly

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-oh-gli-occhi-adorati-jules-barbey-d-aurevilly/