Ode — Le sventure della rivoluzione

Poesi di François-René De Chateaubriand Raccolta Poesie varieTemi PoliticaEpoca XIX secolo

Esci dalle dimore sotterranee,
Nerone, flagello degli umani!
Che il triste suono delle nostre catene
Ti svegli in fondo al sepolcro.
Tutto è pieno di sconvolgimento e d’allarme:
Il nostro sangue scorre con le nostre lacrime;
Strisciare è la prima legge:
Trasciniamo ignobili ceppi;
Non si vedono più che schiavi:
Vieni: il mondo è degno di te.

Sono devastati nei nostri templi
I monumenti sacri dei re:
Il mio occhio spaventato li contempla;
Io tremo e piango allo stesso tempo.
Mentre una fossa comune
Delle grandezze e della fortuna
Riceve i funebri brandelli,
Uno spettro, dalla voce minacciosa,
Ha perforato la tomba recente
Che divorò le vecchie tombe.

La sua mano è armata di una picca:
Un berretto nasconde il suo orgoglio;
Dalla morte la sua vista è affascinata:
Cerca un tiranno nel feretro.
Curvato sulla polvere insensibile,
Afferra uno scettro terribile
Che del giglio ha appassito il fiore,
E di una corona gotica
Caricando il suo berretto anarchico,
Si fa re del dolore.

Ecco il fantasma supremo,
Francesi, che regnerà su di voi;
Del diadema repubblicano
Portate il peso leggero e dolce.
L’anarchia e il dispotismo,
Al vile altare dell’ateismo,
Stringono un nodo insanguinato,
E abbracciandosi nell’ombra impura,
Godono del tormento
Della loro doppia sterilità.

Il patibolo, la torcia fumante,
Coprono le nostre campagne di lutto.
La Rivoluzione spalancata
Inghiotte il figlio e l’avo.
L’adolescente che il suo furore raggiunge
Va a morire nel campo del massacro
O in un ospizio esiliato;
Prima che nella tomba si addormenti,
Su un sostegno di quercia o d’olmo,
Trascina un busto mutilato:

Così quando l’atroce Chimera
Apparve non lontano da Ascalon,
Invano la tenera e debole madre
Nascose i suoi figli nella valle.
Del Giordano i canneti fremettero;
Sul Libano i cedri gemettero,
Le palme a Jezreel,
E il cammello lasciato senza guide,
Pianse nelle sabbie aride
Con le donne d’Ismaele.

Napoleone col suo genio
Infine schiaccia i perversi;
L’ordine rinasce: la Francia unita
Riprende il suo rango nell’universo.
Ma, gigante, figlio primogenito dell’uomo,
Bisogna che d’un trono ti si chiami
Usurpatore? Mal fecondato,
L’illustre campo della tua vittoria
Doveva rinnegare la gloria
Del vecchio Cid e del grande Condé?

Raccontate, ninfe di Vincennes,
Raccontate fatti inauditi,
Voi che presiedevate sotto una quercia
Alla giustizia di Luigi!
Oh! della morte cantore sublime,
Tu che d’un eroe magnanimo
Rendi più grande il grande ricordo,
Quali grida avresti fatto udire,
Se, quando piangevi sulla sua cenere,
Il tuo occhio avesse sondato l’avvenire?

Il vegliardo-re la cui chiave santa
Di Roma custodisce i ruderi
Non ha potuto, nell’eterna cerchia,
Al suo capo trovare rifugi.
Si possono caricare le sue mani deboli
Di ferri ingrati, ma inutili,
Poiché resta al Giusto nuovo
La forza della sua croce divina,
E della sua corona di spine,
E del suo scettro di canna.

Trionfatore, la nostra sofferenza
Si stanca dei tuoi allori;
Lontano dal dolce sole di Francia
Dovevi lasciare i nostri guerrieri?
La Duna, che Eolo tormenta,
Al Nettuno sconosciuto del polo
Rotola le loro ossa imbiancate,
Mentre il nero Boristene
Va a raccontare il lutto della Senna
Ai mari brillanti di Colchide.

All’avvenire la tua anima aspira;
Avida ancora del passato,
Vuoi Menfi; del tempo l’impero
Dall’aquila sarà attraversato.
Ma, Napoleone, la tua memoria
Non si mostrerà nella storia
Che sotto il velo delle nostre lacrime:
Quando ad ammirarti mi trascini,
La libertà mi dice le sue catene,
La virtù mi insegna i suoi dolori.

Parigi, 1813.

Chateaubriand

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ode-le-sventure-della-rivoluzione-francois-rene-de-chateaubriand/