Ma che! è troppo cantato, bisogna volgere gli occhi
Abbagliati di raggi sul cammino dei cieli.
È fatto, Dio viene a regnare, di ogni profezia
Si vede il periodo a tal punto compiuto.
La terra apre il suo seno, dal ventre dei sepolcri
Nascono dai sepolti i volti nuovi:
Dal prato, dal bosco, dal campo, quasi da ogni luogo
Escono i corpi nuovi e le nuove facce.
Qui i fondamenti dei castelli rialzati
Dai risorti prontamente sono perforati;
Qui un albero sente dalle braccia della sua radice
Brulicare un capo vivo, uscire un petto;
Là l’acqua torbida ribolle, e poi spargendosi
Sente in sé dei capelli e un capo che si sveglia.
Come un nuotatore che viene dal profondo del suo tuffo,
Tutti escono dalla morte come si esce da un sogno.
I corpi un tempo lacerati dai tiranni
Si sono in un momento nei loro corpi ricomposti,
Ben que un braccio abbia navigato per il mare spumoso
Dall’Africa bruciata alla fredda Tule.
Le ceneri degli arsi volano da tutte le parti;
I fili più presto uniti che non furono sparsi
Vengono al loro palo, in questo luogo felice
Ridenti al cielo ridente di una piacevole audacia.
Théodore Agrippa d’Aubigné
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ma-che-e-troppo-cantato-theodore-agrippa-d-aubigne/
