Un grosso pappagallo grigio, fuggito dalla sua gabbia,
venne a stabilirsi in un boschetto:
e là, prendendo il tono dei nostri falsi intenditori,
giudicando tutto, biasimando tutto, con aria di sufficienza,
nel canto dell’usignolo trovava delle lungaggini,
criticava soprattutto la sua cadenza.
Il fanello, secondo lui, non sapeva cantare;
la capinera avrebbe forse fatto qualcosa,
se per tempo egli fosse stato suo maestro
e che ella avesse voluto profittarne.
Insomma nessun uccello aveva l’arte di piacergli;
e non appena quelli cominciavano le loro gioiose canzoni,
rispondendo ai loro suoni con dei fischi,
il pappagallo li faceva tacere.
Stanchi di tanti affronti, tutti gli uccelli del bosco
vengono un giorno a dirgli: ma parlate dunque, bel sire,
voi che fischiate sempre, fate che vi si ammiri;
senza dubbio avete una voce brillante,
degnatevi di cantare per istruirci.
Il pappagallo, nell’imbarazzo,
si gratta un po’ la testa, e finisce col dire loro:
signori, io fischio bene, ma non canto.
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-pappagallo-jean-pierre-claris-de-florian/
