Il curato e il morto

Favol di Jean De La Fontaine Raccolta Le FavoleTemi VariEpoca 17e siècle

Un morto se ne andava tristemente
A impadronirsi del suo ultimo giaciglio;
Un Curato se ne andava allegramente
A sotterrare quel morto al più presto.
Il nostro defunto era portato in carrozza,
Ben e debitamente impacchettato,
E vestito d’una veste, ahimè! che si chiama bara,
Veste d’inverno, veste d’estate,
Che i morti non si tolgono quasi mai.
Il Pastore era al suo fianco,
E recitava alla buona
Molte divote orazioni,
E salmi e lezioni,
E versetti e responsi:
Signor Morto, lasciateci fare,
Ve ne daremo in tutte le maniere;
Si tratta solo del salario.
Messer Jean Chouart covava con gli occhi il suo morto,
Come se gli si dovesse rapire quel tesoro,
E con gli sguardi sembrava dirgli:
Signor Morto, avrò da voi
Tanto in denaro, e tanto in cera,
E tanto in altre piccole spese.
Su questo fondava l’acquisto d’una botte
Del miglior vino dei dintorni;
Certa nipote assai graziosa
E la sua serva Pâquette
Dovevano avere delle sottane nuove.
Su questo piacevole pensiero
Sopravviene un urto, addio carrozza.
Ecco Messer Jean Chouart
Che dall’urto del suo morto ha la testa rotta:
Il Parrocchiano di piombo trascina il suo Pastore;
Il nostro Curato segue il suo Signore;
Tutti e due se ne vanno in compagnia.
Proprio tutta la nostra vita
È il curato Chouart, che contava sul suo morto,
E la favola della Brocca del latte.

Jean de La Fontaine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-curato-e-il-morto-jean-de-la-fontaine/